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	<title>id_ AQuest &#187; web</title>
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		<title>Abbonamenti sul web: dalla parte dell’editore</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 11:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovissimo Google One Pass contro il nuovo sistema di pagamenti in-app di Apple.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/web/abbonamenti-sul-web-dalla-parte-dell-editore/"><img class="alignnone size-full wp-image-1042" title="iPad_Books" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/02/iPad_Books.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://id.aquest.it/web/abbonamenti-sul-web-dalla-parte-dell-utente/" target="_blank"><em>&gt;&gt; Leggi la prima parte: “Abbonamenti sul web: dalla parte dell’utente”</em></a></p>
<p>I settori editoriali hanno una crisi da superare e l’utente comune è ormai ampiamente disposto a pagare per fruire di contenuti di qualità. Ѐ in questo contesto che si inserisce l’ennesima battaglia tra Google e Apple: questa settimana ha tenuto banco quella per i <strong>sistemi di pagamento on-line</strong>. Ancora una volta, la rivoluzione è partita da Apple, che ha lanciato un nuovo servizio di abbonamento al quale tutti gli editori si dovranno adeguare nel giro di pochi mesi.</p>
<p>Come funziona il <strong>sistema di Apple</strong>? L’editore fissa prezzo e lunghezza dell’abbonamento, sul quale Apple si prende il 30%; l’editore può comunque sfruttare altri canali per acquisire clienti digitali al di fuori dell’app, ma se lo fa deve rendere disponibile la stessa offerta, a prezzo uguale o inferiore, al cliente che voglia sottoscrivere l’abbonamento dentro l’app. L’editore, inoltre, non può più fornire nell’app link che permettano al cliente di acquistare contenuti al di fuori della stessa.</p>
<p>Come funziona <a href="http://www.google.com/landing/onepass/" target="_blank"><strong>Google One Pass</strong></a>, di pochi giorni più recente? L’utente sottoscrive un abbonamento con l’editore, potendo godere dei contenuti acquistati su diversi dispositivi; una sola piattaforma autentica l’utente, gestisce il pagamento e veicola i contenuti. Il sistema sarebbe aperto a pagamenti in-app e sarebbe trasversale ai vari dispositivi mobile; dulcis in fundo, Google prevedrebbe  il 10% del fatturato, contro il 30 richiesto da Apple.</p>
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<p>La differenza la farà come sempre il <strong>mercato</strong> o, per meglio dire, il <strong>cliente</strong>: quello che sceglie che smartphone e/o tablet acquistare, con rispettivo sistema operativo. Apple ha un grande vantaggio di vendite su iPhone e iPad, ma secondo molti è solo questione di tempo perché la clientela si sposti su un’offerta di dispositivi alternativa.</p>
<p>Se poi riviste di successo (come <a href="http://app.time.com/" target="_blank">Time</a> e <a href="http://www.macobserver.com/tmo/article/sports_illustrated_offers_all_access_subscriptions_for_android_no_ipad/" target="_blank">Sports Illustrated</a>) iniziano a vendere abbonamenti che includono app di Android, rimanendo in tal modo fuori dall’App Store, è più probabile che tali riviste non siano più acquistate dai lettori o che questi portino i propri soldi verso altri negozi on-line?</p>
<p>(PHOTO: <a href="http://www.flickr.com/photos/ownipics/4837494975/" target="_blank">Ownipics on Flickr</a>)</p>
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		<title>Abbonamenti sul web: dalla parte dell’utente</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei anche tu un utente disposto a pagare per ciò che è sempre stato gratis?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/web/abbonamenti-sul-web-dalla-parte-dell-utente/"><img class="alignnone size-full wp-image-1037" title="ipad_Delacroix" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/02/ipad_Delacroix.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Il tempo passa e facciamo cose che un tempo non ci saremmo mai aspettati da noi stessi, come pagare per i contenuti on-line. Stiamo forse semplificando troppo, ma il graduale cambio d’approccio nei confronti della Rete a molti è sfuggito: un tempo <strong>Internet </strong>era sinonimo di <strong>“gratis”</strong>, ma ora non più.</p>
<p>Tanto ha fatto il successo degli <strong>smartphone</strong>: piaccia o non piaccia, l’<strong>iPhone</strong> non è stata una semplice rivoluzione di design, quanto di mercato, abituando i possessori all’idea che con il “cellulare” si potesse pagare altro oltre al credito telefonico. Applicazioni più o meno utili, vendute a costi irrisori, sono diventate le classiche gocce che hanno formato oceani (di dollari).</p>
<p>Parlando di hardware, dagli smartphone ai <strong>tablet </strong>il passaggio è breve: ancora una volta bisogna dar merito ad Apple, che con il suo <strong>iPad</strong> ha dato una svegliata al settore (e-reader e tavolette varie c’erano anche prima, ma nessun marchio aveva mai davvero sfondato), provocando una vera e propria valanga di prodotti competitor.</p>
<p>Vogliamo parlare della <strong>crisi dell’industria editoriale</strong>? L’informazione su Internet è gratis: perché devo comprare i quotidiani la mattina? YouTube mi mostra tutto il meglio il giorno dopo? Perché devo accendere la tv e sorbirmi la pubblicità? E così via. Ma i settori di informazione ed entertainment non si arrendono all’idea di sparire: meglio trasferire le forze sul <strong>web </strong>e lì farsi pagare.</p>
<p>Oggi ormai la maggior parte delle persone è disposta a<strong> spendere del denaro</strong> per fruire di contenuti ben confezionati, diversi da film scaricati in malo modo o degli ancor più vecchi libri fotocopiati. Buona la qualità, contenuto il prezzo: non è forse un ottimo compromesso?</p>
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		<title>Microsoft sfida Google con Street Slide</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 10:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentata al SIGGRAPH 2010 l’alternativa a Google Street View made in Redmond. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/web/microsoft-sfida-google-con-street-slide/"><img class="alignnone size-full wp-image-971" title="StreetSlide" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/08/StreetSlide.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://research.microsoft.com/" target="_blank">Microsoft Research</a> sforna continuamente progetti davvero interessanti, anche se a leggerli spesso rimane il dubbio che la strada per concretizzarli sia lunga. Tra i tanti, il fresco di presentazione <em>Street Slide</em> sembra  promettente e soprattutto spendibile da Microsoft in tempi brevi.</p>
<p><a href="http://research.microsoft.com/en-us/um/people/kopf/street_slide/index.html" target="_blank">Come spiegano i ricercatori</a> del progetto, i già noti <strong>Google Street View</strong> e <strong>Bing Maps Streetside</strong> consentono agli utenti una buona visione a zone di una città, grazie ai panorami a 360° o alle “bolle”, non riuscendo a dare però una visuale utile su un aggregato più grande, ad esempio su interi isolati.</p>
<p><strong>Microsoft Street Slide</strong> si presenta invece come un’esperienza maggiormente immersiva: l’idea è quella di unire in una sola grande striscia migliaia di inquadrature, permettendo all’utente di muoversi in essa e di leggere informazioni rilevanti, facendosi un’idea più realistica dell’ambiente e delle distanze tra gli elementi.</p>
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		<title>La nuova faccia di YouTube: love it or hate it?</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 16:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I fan si sono scatenati, come sempre succede quando un social network cambia design.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/web/la-nuova-faccia-di-youtube-love-it-or-hate-it/"><img class="alignnone size-full wp-image-877" title="YouTube" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/YouTube.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://id.aquest.it/tag/youtube/" target="_blank">YouTube</a> aveva già comunicato le modifiche alla sua piattaforma da gennaio, ma il nuovo design è diventato ufficiale solo pochi giorni fa: la prima impressione è quella di un’interfaccia quasi troppo minimale, come se ad un tratto “mancasse qualcosa”. In realtà c’è tutto, anche se dovremo riabituarci a questa nuova faccia.</p>
<p>Il <a href="http://id.aquest.it/design/" target="_blank">design</a> pulito, a quanto pare, rispetta in realtà il volere degli utenti. Secondo l’analisi fatta nei mesi scorsi dal team di YouTube, infatti, quasi il 40% di coloro che utilizzano la piattaforma video non sono interessati a commenti, subscriptions, rating, né ad altre funzionalità specifiche: se potessero, vorrebbero semplicemente titolo, video (il più grande possibile) e campo di ricerca.</p>
<p>Cos’è cambiato quindi su YouTube? Lo schema realizzato da <a href="http://mashable.com/2010/03/31/youtube-redesign-rollout/" target="_blank">Mashable</a> evidenzia bene i punti salienti del redesign.</p>
<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/YouTube_newdesign.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-881" title="YouTube_newdesign" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/YouTube_newdesign.jpg" alt="" width="470" height="256" /></a></p>
<ol>
<li><strong>Username, subscription e tutti i video del canale</strong>: non sono più “schiacciati” a destra in alto, ma ben visibili appena sopra il riquadro del video.</li>
<li><strong>Descrizione del video</strong>: anche questa era relegata in alto a destra, mentre ora è appena sotto il video; lo spazio è sempre poco, neanche due righe prima del classico “more”, ma la visibilità è aumentata dal rollover azzurro.</li>
<li><strong>Ratings, favorites, playlists e condivisione social</strong>: queste funzionalità erano già raggruppate in una posizione quasi uguale a quella attuale, solo che ora sembrano forse più anonime, nei loro asimmetrici rettangolini; da notare in particolare che sono sparite le stelline che permettevano di graduare il voto, sostituite dal pollice su/giù stile Facebook.</li>
<li><strong>Informazioni e statistiche</strong>: a fianco della descrizione, più evidenti rispetto a prima, anche grazie al rollover azzurro.</li>
<li><strong>Risposte ai video</strong>: praticamente uguali alla vecchia versione.</li>
<li><strong>Commenti ai video</strong>: nella parte superiore sono pubblicati quelli con voti più alti, più sotto invece i commenti in ordine cronologico a partire dai più recenti.</li>
<li><strong>Possibilità di risposta e valutazione dei commenti</strong>: a comparsa quando si muove il mouse sulla lista.</li>
<li><strong>Video suggeriti in base alle scelte dell’utente</strong>: possibilità di riproduzione automatica (disattivabile) e opzioni per gli utenti registrati, in alto a destra; anche questi sono resi maggiormente visibili grazie al rollover azzurro;</li>
<li><strong>Aggiunta dei video alla coda</strong>: possibilità di modificare l’ordine dei suggerimenti (nuova versione della Quicklist); quest’area in particolare è stata rivoluzionata per cercare di trattenere il più possibile l’utente su YouTube, spingendolo a guardare un video dopo l’altro;</li>
<li><strong>Opzioni relative all’account</strong>: praticamente uguali alla vecchia versione.</li>
</ol>
<p>
<p>Da notare infine altre due aree che hanno acquisito maggiore dimensione: lo spazio dedicato alla ricerca, vicino al logo YouTube, e quello per l’advertising che, ove presente, occupa un grande quadrato immediatamente a destra del video.</p>
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		<title>L’informazione nel 2010 (e oltre) – parte 2</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Concludiamo la nostra carrellata sull’evoluzione di contenuti e metodi d’informazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-656" title="2010_news_2" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news_2.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Tra le novità evidenziate da <a href="http://mashable.com/2009/12/24/news-media-content-trends/" target="_blank">Mashable</a> anche la produzione di contenuti per mano di aziende e professionisti. Ciò significa che sempre più nomi commerciali decidono di voler parlare di sé, spesso attraverso agenzie dedicate: per diffondere le notizie che li riguardano, far luce sui settori in cui operano, o anche solo per esprimere ai propri clienti che non sono solo “venditori”, ma persone con interessi e desiderio di ricevere feedback.</p>
<p>La <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Geolocation" target="_blank">geolocation</a> sembra quasi un pettegolezzo del mondo geek: su questa funzione si stanno evolvendo numerose applicazioni per iPhone e Android che permettono di condividere esperienze sulla base del luogo in cui ci si trova. Ecco che se vado in un ristorante messicano a New York posso non solo comunicare in tempo reale dove mi trovo e incontrare i miei contatti in zona, ma posso anche fare una recensione dello stesso ristorante, visibile e ampliabile dai commenti di altri utenti. Non sono forse queste notizie? Tra l’altro, affiancabili da inserzioni pubblicitarie ad hoc, legate alla zona, oltre che ai contenuti.</p>
<p>Forse la novità più importante non riguarda però i contenuti, quanto l’hardware con cui fruire di essi: in particolare nell’ultimo anno abbiamo assistito all’enorme crescita del mobile che, grazie alla sua intrinseca portabilità e alla facilità di connessione, è diventato uno dei metodi principali per tenersi aggiornati. A quanto pare, tra l’altro, l’utente è molto più disposto a pagare per ricevere contenuti sul cellulare, piuttosto che su pc, dove da sempre è abituato ad avere tutto gratis. E sempre rimanendo sull’argomento “strumenti”, gli smartphone sono seguiti a ruota dagli e-reader, che sono stati certamente il regalo-rivelazione del Natale 2009 (almeno negli States).</p>
<p>Che dire della tv? Questo oggetto un po’ obsoleto si sta avvicinando a Internet seguendo varie strade. In Italia poche, per la verità: una di queste è <a href="http://www.cubovision.it/" target="_blank">CuboVision</a> di Telecom, che si propone come <em>“nuova televisione via internet”</em>, ma che al momento sembra semplicemente riproporre i canali del digitale terrestre, YouTube e La7.tv. Negli States invece da un paio d’anni spopola <a href="http://www.hulu.com/" target="_blank">Hulu</a>, servizio web che offre film e spettacoli tv in diretta, ma col valore aggiunto della condivisione sociale, permettendo agli utenti di pubblicare propri video e di discutere sui contenuti trasmessi: una vera <em>social tv</em>.</p>
<p><em>Last but not least</em>, diamo spazio al divertimento: social games come <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/FarmVille" target="_blank">Farmville</a></em> hanno raggiunto una popolarità in un certo senso inaspettata, creando nuovi enormi bacini d’utenza. E anche il gioco online può avere a che fare con l’informazione, quando l’americana NBC lancia <a href="http://www.chuckmeout.com/" target="_blank">un gioco per una propria serie televisiva</a>, spronando gli utenti a scrivere dello show in cambio di punti e vincite. L’entertainement dunque come strumento apparentemente di puro svago, ma che si declina come strumento per l’advertising e per l’informazione.</p>
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		<title>L’informazione nel 2010 (e oltre) – parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si evolveranno creazione e distribuzione delle informazioni nei prossimi mesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-651" title="2010_news" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Un interessante articolo di <a href="http://mashable.com/2009/12/24/news-media-content-trends/" target="_blank">Mashable</a> propone ottimi spunti di riflessione sull’evoluzione del giornalismo online: come cambierà il modo di esporre le notizie ai potenziali lettori nei prossimi anni, ora che il web è pieno di informazioni gratuite e che il processo della lettura è così cambiato dal vecchio, mattiniero, quotidiano &amp; caffé?</p>
<p>La soluzione sta sempre nel migliorare e nell’essere al passo coi tempi, se non davanti ad essi. L’onnipresente Google, ad esempio, ha sfornato un’idea anche per questo aspetto della comunicazione: con il progetto <a href="http://livingstories.googlelabs.com/" target="_blank"><em>Living Stories</em></a>, realizzato insieme ai famosi giornali americani The New York Times e The Washington Post, mira a coprire tutte le notizie riguardanti un argomento con una sola, facile, url. I vantaggi principali sono due: non si salta più da una pagina all’altra, ma si ha tutto in una, e le notizie più vecchie vengono via via riassunte, per lasciare spazio alle più recenti.</p>
<p>In generale, le informazioni ci arriveranno sempre più sotto forma di <em>real-time streams</em>, come già sta avvendendo, per la verità, se consideriamo “notizie” i flussi di Twitter e Facebook o quelli di un RSS reader. Probabilmente i più classici siti informativi non saranno rimpiazzati tanto in fretta, ma la loro fusione con strem di questo tipo è già una realtà e, come già detto, di fatto i social network sono da tempo luoghi in cui si crea e diffonde la notizia.</p>
<p>Un’altra ventata di freschezza verrà, secondo <a href="http://www.smashingmagazine.com/the-death-of-the-blog-post/" target="_blank">Smashing Magazine</a>, dai <em>blogazines</em>: blog con l’aspetto di magazine, appunto, e più precisamente con layout differenti a seconda del contenuto del singolo post. Brillante, anche se piuttosto impegnativo: una concezione davvero nuova, per ora azzardata da pochi grafici blogger, ma che potrebbe prendere piede data la sempre maggiore sofisticazione del web.</p>
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		<title>Una nuvola preserverà il polmone verde della Terra</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cloud computing votato alla causa ambientale: ecco la rivoluzionaria idea di Google. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-563" title="cloud_for_forests" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cloud_for_forests.jpg" alt="cloud_for_forests" width="470" height="210" /></p>
<p>Le emissioni di agenti inquinanti causate dalla <strong>deforestazione tropicale</strong> sono state stimate paragonabili alle emissioni di tutta l&#8217;Unione Europea e superiori a quelli di tutti i mezzi di trasporto “funzionanti” a livello mondiale. Se i Paesi potessero tenere sotto controllo la deforestazione a livello nazionale, sarebbe molto più semplice limitarne gli effetti nonché, da parte delle Nazioni Unite, finanziare interventi ad hoc.</p>
<p>Tuttavia molte nazioni tropicali non hanno le capacità tecniche, le infrastrutture e l’hardware adatte per monitorare questo fenomeno, principalmente per le condizioni di arretratezza tecnologica e povertà in cui versano. Detta così, la situazione potrebbe apparire drastica e irrisolvibile, ma <a href="http://www.google.org/" target="_blank">Google.org</a> ci sta mettendo del suo e sembra poterci rassicurare almeno un po’.</p>
<p>L’idea della fondazione filantropica è questa: sfruttare il <strong>cloud computing</strong> per sopperire alle mancanze tecnologiche di queste nazioni. In che modo? Innanzitutto analizzando le foto da satellite: con Google Earth è già possibile comparare l’evoluzione delle foreste negli ultimi trent’anni. Dalle immagini vengono successivamente estratti i dati significativi sulla copertura a verde delle superfici esaminate, che vengono elaborati in un “<em>high &#8211; performance satellite imagery -processing engine</em>” nella Google cloud.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-564" title="cloud_for_forests_2" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cloud_for_forests_2.jpg" alt="cloud_for_forests_2" width="470" height="210" /></p>
<p>Un software online, sviluppato con esperti del settore forestale, che permette di lavorare su terabyte di immagini satellitari e migliaia di macchine nei data centers di Google: i <strong>risultati </strong>sono una velocità di elaborazione impensabile senza il cloud computing, una grande facilità d’uso, un drastico abbassamento dei costi e una totale sicurezza su un’enorme mole di dati sensibili.</p>
<p>Il <a href="http://blog.google.org/2009/12/seeing-forest-through-cloud.html" target="_blank">progetto</a> si sta sperimentando in questi giorni, a livello di prototipo, con alcuni enti di ricerca partner dell’iniziativa, ma appena possibile sarà offerto da Google.org a livello <em>worldwide </em>in modo non profit.</p>
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		<title>Il potere della Rete: la maratona Telethon</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:22:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet sostiene la ricerca sulla distrofia muscolare e le altre malattie genetiche.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-521" title="telethon" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/telethon.jpg" alt="telethon" width="470" height="210" /></p>
<p>A quanto pare, quella di Telethon nel weekend appena trascorso è stata la prima <strong><em>web marathon</em></strong> volta a una raccolta fondi su Internet: al momento non sono disponibili dati relativi alla sola raccolta di fondi online, ma la cifra <a href="http://www.telethon.it/news/ultimissime/pagine/dettaglioNews.aspx?NewsID=3915" target="_blank">dichiarata sul sito</a> nel momento in cui scriviamo ammonta a 31 milioni e 210 mila euro.</p>
<p>Un bel traguardo, se consideriamo che per la prima volta Telethon ha affiancato alla <strong>diretta </strong>radio e tv quella <a href="http://youtelethon.telethon.it/" target="_blank">online</a>, magistralmente condotta dagli speaker e autori Rai di lungo corso Massimo Cirri e Filippo Solibello. Inoltre, per la prima volta, i <strong>partner </strong>della maratona sono stati grandi nomi dell’IT come Msn, Yahoo!, Dada, Tiscali, Blogo e Wired.</p>
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<p>Quali sono stati gli strumenti sfruttati da <a href="http://www.telethon.it/maratonaweb/default.aspx" target="_blank">Telethon</a> per raggiungere il suo obiettivo? Non solo la richiesta di <strong>donazioni online</strong> (oltre alle classiche telefoniche e via sms), ma anche una richiesta di <strong>promozione </strong>della causa attraverso blog e social network con widget, banner e video virali.</p>
<p>Agli occhi di chi è abituato a vivere la Rete, gli strumenti di Telethon non sono apparsi di per sé estremamente innovativi: la vera novità è che per la prima volta la ricerca medica ha parlato direttamente a chi da tempo ha abbandonato i vecchi media per Internet.</p>
<p>Telethon si è rivolta ad un <strong>pubblico </strong>mediamente più giovane, che crede nelle potenzialità della Rete e le fa proprie quotidianamente, che capisce il valore fondamentale della ricerca e della condivisione delle conoscenze. A questo punto non rimane che augurarsi che anche gli altri grandi enti di ricerca, italiani e non, seguano l’esempio di Telethon sfruttando appieno la Rete per dare nuova linfa alla ricerca.</p>
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		<title>E se il tuo browser fosse anche il tuo sistema operativo?</title>
		<link>http://id.aquest.it/web/e-se-il-tuo-browser-fosse-anche-il-tuo-sistema-operativo/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 09:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[browser]]></category>
		<category><![CDATA[Chrome]]></category>
		<category><![CDATA[Chrome OS]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[sistemi operativi]]></category>

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		<description><![CDATA[Google Chrome OS si candida ad essere la novità del 2010. Avrà fortuna?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-417" title="google_chrome_os" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/google_chrome_os1.jpg" alt="google_chrome_os" width="470" height="210" /></p>
<p>Cosa fai su <strong>Internet</strong>? Guardi la posta, chatti, leggi news, guardi video, giochi, acquisti… Questo per più del 90% del tempo. Come dire che il browser è quasi tutto quello che ti serve per un uso home/office del computer.</p>
<p>Cosa ti interessa maggiormente, quindi, se la tua necessità è primariamente la navigazione? Quello che vuoi è che il tuo <strong>browser </strong>sia veloce, anzi, immediato. <em>“What if your browser was your operating system?”</em> Questa è la sfida lanciata da Google con il suo Chrome, che al momento è solo browser, ma che presto diventerà anche sistema operativo.</p>
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<p>No aggiornamenti, no file persi, no configurazioni, no terrorizzanti schermate blu: ecco cosa promette <strong>Google</strong>. Ma è davvero tutto così semplice? Vogliamo davvero smettere di pensare del tutto al nostro computer, beatamente ignoranti, mettendoci placidamente nelle mani di Google? Mani che, per altro, detengono già moltissimi dei servizi che abitualmente usiamo sul web…</p>
<p>Staremo a vedere: il rilascio di <strong>Google Chrome OS</strong> è previsto per la seconda metà del 2010 e c’è ancora tempo per discuterne. Intanto Chrome (solo il browser) <a href="http://www.google.com/chrome?hl=en&amp;platform=mac&amp;brand=CHFJ" target="_blank">è sbarcato anche su Mac OS X e Linux</a>, anche se in versione beta. Come dire: Google sempre un passo avanti.</p>
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		<title>Nuvole o linee?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MM_</dc:creator>
				<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>

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		<description><![CDATA[Scatolotti, linee, reti e nuvole: continua il nostro racconto sul cloud computing… Per di qui, prego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-90" title="cloud_light" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/11/cloud_light.jpg" alt="cloud_light" width="470" height="210" /></p>
<p><a href="http://id.aquest.it/web/le-mie-nuvole-sono-ovunque/" target="_blank">In un precedente post</a> avevo tentato di spiegare come mai le nuvole (atmosferiche) che ricoprono il nostro pianeta non sono così pervasive quanto le nuvole (informatiche) alle quali mi riferisco. Non scambiatemi per matto: vedo di spiegarmi con un semplice esempio.</p>
<p>Ogni giorno noi tutti accediamo a quell&#8217;infinito database costituito da link, ipertesti, immagini e filmati messo a disposizione da <strong>Google</strong> e da altri motori di ricerca. Rimango affascinato dalla velocità con la quale Google risponde alle nostre richieste: in pochi millisecondi, il motore è in grado di estrarre da un database costituito da miliardi di link proprio quello che stiamo cercando (e qualche volta addirittura&#8230; pensando!).</p>
<p>Beh, tanta potenza non può essere che una <strong>unione di più risorse</strong> (elaborative), quali computer, dischi, linee internet, database etc. Se volessimo rappresentarlo su un foglio di carta, potremmo disegnare il data center come uno &#8220;scatolotto&#8221;, unito ad altri data center, con linee che si uniscono tra di loro in una fitta rete, a sua volta unita alle reti dei computer di tutto il mondo che richiedono informazioni al motore di ricerca.</p>
<p>L&#8217;unione di questa fitta, intricata, ingarbugliata, ma allo stesso tempo ordinata rete di linee è rappresentabile con una o più <strong>nuvole</strong>, o cloud in inglese. Se aggiungiamo il fatto che poco importa la localizzazione dei data center, dei server, dei software e di tutti i dispositivi elettronici che ci fanno accedere a queste informazioni, abbiamo ottenuto una definizione più o meno rispondente alla definizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank">Wikipedia</a>:</p>
<p><em>&#8220;In informatica, con il termine  si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l&#8217;utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto.&#8221;</em></p>
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		<title>Le mie nuvole sono ovunque</title>
		<link>http://id.aquest.it/web/le-mie-nuvole-sono-ovunque/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MM_</dc:creator>
				<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[IBM]]></category>

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		<description><![CDATA[Cloud computing: perché ci piace così tanto? Tutti i pregi delle nuvole, spiegati in modo facile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-49" title="cloud_ibm" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/11/cloud_ibm_2.jpg" alt="cloud_ibm" width="470" height="210" /></p>
<p>Qualche giorno fa IBM ha lanciato uno spot sui principali network televisivi italiani, nel quale persone di varia estrazione tentano di farci capire che cosa siano le nuvolette che stanno sopra la loro testa.</p>
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<p>Ma cos&#8217;è davvero questo <em>cloud-computing</em>? Dal filmato non si capisce molto. C&#8217;è chi dice che sia una piattaforma informatica (?), altri un&#8217;email o una serie di immagini&#8230; Insomma, una grande confusione. Di sicuro abbiamo capito che stiamo parlando di informatica e tecnologia e con queste due parole abbiamo imparato a familiarizzare, vista la miriade di gadget elettronici che ci circondano.</p>
<p>Alcune parole, però, mi sono entrate in testa, solleticando la mia curiosità: <em>sicuro, flessibile, ovunque, facile</em>. Per il responsabile informatico di un&#8217;azienda queste parole suonano incredibilmente bene! Per chi è alle prese ogni giorno con problemi derivanti dalla gestione di una piattaforma  informatica (server, software, dispositivi, connessioni, etc.) il cloud computing risponde  a tali esigenze.</p>
<p>Una delle più comuni richieste di un edp-manager è la gestione dei dati: la loro conservazione (lo spazio è sempre poco), i backup, la necessità di dover recuperare tali dati rapidamente in caso di blocchi del sistema. <em>&#8220;E se il mio server si rompe?&#8221;</em> Mi verrebbe da pensare che i dati sono al sicuro, perché l&#8217;azienda si è dotata di un efficace sistema di  backup dei dati, magari in due siti diversi, e magari ha verificato spesso che i dati fossero effettivamente presenti sul supporto di copia.</p>
<p>Fantascienza! La realtà è ben diversa e sono pochi gli illuminati che effettuano recovery a campione per verifica. Il giorno dopo &#8220;il fattaccio&#8221; non è affatto inconsueto vedere stimati professionisti lamentarsi del fatto di &#8220;aver perso tutto&#8221;&#8230; Cosa centrano le nuvole con tutto questo? Il concetto di virtualizzare il proprio data-center, la propria infrastruttura informativa (piccola o grande che sia), può dare realmente sollievo a tutte le aziende.</p>
<p>Permettetemi il paragone: negli anni &#8217;80 si parlava di &#8220;service&#8221; presso i quali le piccole aziende potevano trovare servizi informatici in base alle proprie esigenze e con costi alla loro portata. Oggi parliamo di una potentissima nuvola di piattaforme, connettività e applicazioni informatiche, ospitata presso un &#8220;service&#8221; (con milioni di server e softare in gestione), in grado di occuparsi dei problemi dei propri clienti con economie di scala impensabili.</p>
<p>Capito perché le &#8220;mie&#8221; nuvole sono ovunque?</p>
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