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	<title>id_ AQuest &#187; Twitter</title>
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		<title>Facebook e Twitter: pulizie di primavera</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lotta tra i due più famosi social network si combatte quotidianamente a suon di novità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/social/facebook-e-twitter-pulizie-di-primavera/"><img class="alignnone size-full wp-image-934" title="social_clean_up" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/05/social_clean_up.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>I social network si possono amare o odiare, ma certamente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lFZ0z5Fm-Ng" target="_blank">non si possono ignorare</a>. Ne esistono per tutti i gusti ma, ormai lo sanno anche i sassi, i più popolari sono Facebook e Twitter, che si contendono gli utenti a botte di applicazioni e novità.  Vediamo insieme quali caratteristiche sono destinate a rivoluzionare il nostro rapporto con i due colossi del web partecipato.</p>
<p><strong>Facebook</strong> <a href="http://www.allfacebook.com/2010/04/facebook-lite-killed/" target="_blank">ha chiuso la sua versione Lite</a>, che era stata messa in piedi per gli utenti non dotati una connessione veloce. Lite probabilmente non rimarrà un mero esercizio, ma verrà rimpiazzata da una sostituta che si chiamerà “Zero”. Nel frattempo però sono altre le notizie a tener banco.</p>
<p>Il pulsante “Mi piace” è la funzione più immediata e a prova di sforzo: il suo successo ha portato Facebook ad esportarla tramite il protocollo <a href="http://developers.facebook.com/docs/opengraph" target="_blank">Open Graph</a>, che ha sostituito il tanto discusso Facebook Connect. Probabilmente avrete già visto sul web il pulsante “Like”, che integra ancora di più la piattaforma con i contenuti web ad essa esterni.</p>
<p>Qualche giorno fa si era anche parlato del nuovo standard <a href="http://id.aquest.it/lab/la-lenta-avanzata-di-html-5/" target="_blank">HTML5</a> per i video di Facebook, ma ben presto <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/facebook_testing_html5_video_for_ipad_apparently_not.php" target="_blank">la notizia si è ridimensionata</a>: FB sta infatti ricodificando i propri video in mp4, formato compatibile con dispositivi come iPhone e iPad che invece, <a href="http://id.aquest.it/tech/rivoluzione-ipad-tutti-contenti/" target="_blank">come già sappiamo</a>, hanno qualche problema con Flash.</p>
<p>Last but not least, Facebook in questi giorni sta lanciando la sua connessione a <a href="http://docs.com/" target="_blank">Docs.com</a>, piattaforma creata con Microsoft per l’upload e la condivisione online di documenti  creati con la suite Office: una risposta a Google (che aveva sfidato FB sul suo campo di battaglia con <a href="http://id.aquest.it/social/l-impero-google-colpisce-ancora/" target="_blank">Buzz</a>) e ai suoi prodotti Wave e Docs?</p>
<p>Rispetto a Facebook, <strong>Twitter</strong> sembra muoversi con più calma e meno aggressività, ma l’impressione è che non voglia rimanere indietro per nessun motivo: sebbene al momento abbia circa un quarto degli utenti registrati di Facebook e sia meno utilizzato dai brand, Twitter continua a crescere e, a differenza dal cugino maggiore, non ha detrattori.</p>
<p>Twitter infatti mette in mostra molti meno dati personali rispetto a Facebook e quindi la privacy non è fra i suoi problemi principali: piuttosto sembra progredire grazie ad un’aura di bontà e trasparenza, che attira celebrities, che a loro volta attirano fan, ecc. Ma Twitter non resterà a lungo un semplice aggregatore in tempo reale di notizie.</p>
<p>Negli ultimi giorni è infatti un gran parlare di <a href="http://blog.twitter.com/2010/04/hello-world.html" target="_blank">Promoted Tweet</a>, il suo sistema di aggiornamenti sponsorizzati, ancora in fase sperimentale: i tweet pagati dalle imprese sono rintracciabili in cima ai risultati delle ricerche in real time di Twitter, similmente a quanto avviene con i link sponsorizzati di Google.</p>
<p>Insomma: finché Facebook la fa da padrone, attirando su di sé interessi e critiche crescenti, Twitter avanza silenziosamente, potendosi permettere di “perder tempo” rinnovando la sua <a href="http://twitter.com/" target="_blank">home page</a> (con profili famosi in evidenza, top tweets e argomenti di interesse) e <a href="http://blog.twitter.com/2010/04/tweet-preservation.html" target="_blank">donando il suo archivio storico alla Biblioteca del Congresso Americano</a>. Diamogli solo il tempo&#8230;</p>
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		<title>L’impero (Google) colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 12:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BigG tenta la scalata alla classifica dei social network più usati con il neonato Google Buzz. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/Google_Buzz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-801" title="Google_Buzz" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/Google_Buzz.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Diciamolo subito, <a href="http://www.google.com/buzz" target="_blank">Buzz</a> è uno strumento totale, che si pone chiaramente come competitor di <a href="http://id.aquest.it/tag/facebook/" target="_blank">Facebook</a>. Indubbiamente la sua enorme forza è che porta il marchio Google, quindi non ha certo bisogno di farsi conoscere per crescere: <a href="http://id.aquest.it/tag/google/" target="_blank">Google</a> è già nella vita quotidiana di tutti noi.</p>
<p><strong>Google Buzz</strong> è integrato in Gmail, quindi non c’è bisogno di ulteriori registrazioni né particolari configurazioni. I contatti sono già lì pronti: sono proprio gli altri utenti Google, ai quali già scrivi e-mail o con i quali già interagisci via chat. Insomma non devi neanche metterti a cercare amici e parenti.</p>
<p>E se a qualcuno non vuoi far sapere quello che pensi? Naturalmente lo <strong>status </strong>si può condividere con tutti o con un gruppo ristretto di contatti. Ché poi “status” è un termine riduttivo, perché Google Buzz estrae in automatico immagini dai link, riproduce i video online e mostra foto in slideshow.</p>
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<p>Se qualcuno si chiede che fare di tutti gli altri <a href="http://id.aquest.it/tag/social-network/" target="_blank">social network</a> nei quali è già presente, è bene dire che Google Buzz si collega a Picasa, Flickr, Google Reader e Twitter (ma non a Facebook). Come <a href="http://id.aquest.it/tag/twitter/" target="_blank">Twitter</a> si possono consigliare dei buzz agli amici (vd. alla voce retweet); inoltre anche Google Buzz funziona sui dispositivi mobile.</p>
<p>Allora qual è la vera differenza rispetto agli altri social network? Eccola qui: tutti i commenti al tuo buzz vengono inviati automaticamente al tuo indirizzo <strong>e-mail</strong>, dal quale puoi anche rispondere per continuare la conversazione. Per qualcuno è una comodità, per qualcun altro questo è puro spam.</p>
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		<title>“Rivoluzione” iPad: tutti contenti?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché ha delle mancanze e quale sarà il suo destino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/iPad.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-773" title="iPad" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/iPad.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Dopo tantissimi rumors e previsioni più o meno azzeccate, la curiosità degli Apple-maniaci è stata finalmente soddisfatta con la presentazione di <a href="http://www.apple.com/ipad/" target="_blank">iPad</a>, il tablet della mela morsicata. Impossibile elencare siti e blog che ne hanno parlato: dai più autorevoli a quelli dei semplici fan, nella giornata del 27 gennaio aprire un browser significava imbattersi in caratteristiche e video live.</p>
<p><strong>iPad</strong>, per dirla in modo semplice, si inserisce nello spazio di mercato tra smartphone e laptop: a prima vista iPad è come un iPhone gigante e, in effetti, su di esso possono girare praticamente tutte le applicazioni scaricabili dall’App Store. Lo schermo LCD è da 9,7 pollici e ha una risoluzione di 1024&#215;768 pixel; per quanto riguarda la memoria, sono previsti tre modelli da 16, 32 e 64 GB.</p>
<p>La funzione che principalmente differenzia iPad da iPhone è il suo utilizzo come <strong>e-reader</strong>: il nuovo gioiellino Apple si presenta come l’antagonista per eccellenza del Kindle di Amazon, con un proprio bookstore che, ovviamente, è stato chiamato iBooks. <a href="http://mashable.com/2010/01/27/kindle-dead-ipad/" target="_blank">La battaglia fra i due è aperta</a>, anche se iPad sarà in vendita a partire da fine marzo: si giocherà sul prezzo, sulla quantità di titoli disponibili, sulle funzioni aggiuntive, sulla leggibilità e sulla durata della batteria.</p>
<p>Per il resto, su iPad si può navigare, gestire la posta, guardare film e contenuti video, giocare e lavorare con la suite iWork. A giudicare da quanto detto, la maggior rivoluzione su questo prodotto sembra essere, incredibilmente, il <strong>costo</strong>: si pensava che avrebbe sfiorato i mille dollari e invece per la versione base ne basteranno 499.</p>
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<p>Insomma, tutti contenti? Come sempre, quando esce un nuovo prodotto Apple, esiste una larga schiera di fedelissimi che, potendo, acquisterebbe l’oggetto ad occhi chiusi, e una fazione opposta che quasi boicotta Apple, cercando necessariamente delle alternative. Ma se si dovesse darne un giudizio <em>davvero</em> oggettivo?</p>
<p>Sono tante <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2010/01/ten-things-missing-from-the-ipad/" target="_blank">le cose che mancano su iPad</a>: niente Adobe Flash, niente porta USB né HDMI, niente webcam, tanto per dirne qualcuna. Anche il fatto che lo schermo non sia widescreen fa storcere il naso al pensiero di guardarci su un film, mentre l’impossibilità del multitasking è una pecca soprattutto per chi pensa di usarlo per lavoro. Altre <strong>mancanze</strong> che sono state segnalate e delle quali però forse non si sentirà la mancanza sono lo schermo OLED (bello, ma per ora consuma e costa troppo) e la tastiera.</p>
<p>Va detto che <strong>Apple</strong> non si è dimenticata qualche device in corso d’opera: è chiaro che se manca qualcosa, ciò è frutto di <a href="http://mashable.com/2010/01/28/what-we-learned-about-apple-yesterday/" target="_blank">una scelta precisa</a>. iPad è stato creato per la fruizione di contenuti: film, libri e riviste elettroniche, videogames, possibilmente acquistati dall’App Store; non sostituisce, insomma, smartphone e laptop in un unico elemento.</p>
<p>E cosa si dice <em>out there</em>? <a href="http://twitter.com/#search?q=%22Apple%20iPad%22%20OR%20%23iPad" target="_blank">Twitter</a> è stata fin da subito la culla delle <strong>opinioni</strong> su iPad, dividendosi fra entusiasti e scettici. Poi ci sono le aziende del settore web e high-tech, che reagiscono come possono: Fujitsu addirittura reclamando <a href="http://www.hwupgrade.it/news/apple/ipad-e-gia-bagarre-sul-marchio-fujitsu-contro-apple_31440.html" target="_blank">la paternità (scaduta) del marchio</a>; Adobe annunciando per i programmatori Flash la <a href="http://blogs.adobe.com/flashplatform/2010/01/building_ipad_apps.html" target="_blank">possibilità di sviluppare per iPad</a>, non mancando però di <a href="http://blogs.adobe.com/flashplatform/2010/01/apples_ipad_--_a_broken_link.html" target="_blank">condannare la filosofia di restrizione di Apple</a>.</p>
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		<title>Global disasters: potere ai social media</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/global-disasters-potere-ai-social-media/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ruolo fondamentale di Facebook e Twitter nella tragedia di Haiti (e non solo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/fb_tw_haiti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-697" title="fb_tw_haiti" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/fb_tw_haiti.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Tra le prime applicazioni di <a href="http://id.aquest.it/tag/facebook/" target="_blank">Facebook</a>, quando in Italia quasi nessuno sapeva cosa fosse, c’era già <em><a href="http://apps.facebook.com/causes/about" target="_blank">Causes</a></em>: uno strumento per dare enorme visibilità a cause di rilevanza sociale e per raccogliere fondi in modo massivo, democratico e trasparente.</p>
<p>E anche la storia di <a href="http://id.aquest.it/tag/twitter/" target="_blank">Twitter</a> è intrinsecamente legata alla solidarietà mondiale. Uno dei suoi più grandi successi è stato il consistente apporto dato agli oppositori del regime iraniano, durante la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iran#Tempi_recenti" target="_blank">crisi</a> dell’estate 2009: giovani dissidenti, in Iran e all’estero, armati solo di connessione internet, fornivano al mondo le informazioni che la stampa, totalmente oscurata, non poteva dare.</p>
<p>Purtroppo la storia si ripete in questi giorni, in seguito al tragico terremoto che ha devastato Haiti: come descrive bene il <a href="http://www.guardian.co.uk/media/pda/2010/jan/14/socialnetworking-haiti" target="_blank">Guardian</a>, i vecchi media dell’isola di Hispaniola si sono ritrovati in enorme difficoltà, a causa dell’impossibilità fisica  di comunicare, e i contenuti user-generated si sono dimostrati ancora una volta la principale fonte di informazione a livello globale sull’accaduto.</p>
<p>E così la <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8458554.stm" target="_blank">BBC</a> ha coperto gli eventi unendo alle (poche) notizie ufficiali i tweet in tempo reale con gli hashtag “Haiti” e “help Haiti”, così come ha fatto la <a href="http://edition.cnn.com/2010/TECH/01/13/haiti.social.media/index.html" target="_blank">CNN</a> (che tra l’altro da due anni promuove il citizen journalism con la sua piattaforma <a href="http://www.ireport.com/" target="_blank">iReport</a>), affiancando allo streaming selezionato dei messaggi alcune foto della tragedia, caricate sempre attraverso Twitter.</p>
<p><em>“Giving the victim a voice, helping the victim finding relevant information, as well as informing the public but also providing them a possibility to connect with the victim and help”</em>: il giornalista del Guardian sintetizza bene il ruolo dei social media in casi come quello che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni.</p>
<p>E se il popolo 2.0 si attiva concretamente, gli staff interni di Facebook e Twitter non restano a guardare. Facebook ha lanciato <a href="http://www.facebook.com/DisasterRelief" target="_blank"><em>Global Relief on Facebook</em></a>, pagina dedicata non solo al supporto per Haiti, ma anche alle altre cause e fanpage selezionate per efficacia e reputazione. Sul <a href="http://blog.twitter.com/2010/01/healing-haiti.html" target="_blank">blog di Twitter</a> invece è possibile leggere una lista di contatti da seguire per conoscere in tempo reale le modalità di intervento e i dati sul terremoto.</p>
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		<title>L’informazione nel 2010 (e oltre) – parte 1</title>
		<link>http://id.aquest.it/web/l-informazione-nel-2010-e-oltre-parte-1/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 14:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si evolveranno creazione e distribuzione delle informazioni nei prossimi mesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-651" title="2010_news" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/2010_news.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Un interessante articolo di <a href="http://mashable.com/2009/12/24/news-media-content-trends/" target="_blank">Mashable</a> propone ottimi spunti di riflessione sull’evoluzione del giornalismo online: come cambierà il modo di esporre le notizie ai potenziali lettori nei prossimi anni, ora che il web è pieno di informazioni gratuite e che il processo della lettura è così cambiato dal vecchio, mattiniero, quotidiano &amp; caffé?</p>
<p>La soluzione sta sempre nel migliorare e nell’essere al passo coi tempi, se non davanti ad essi. L’onnipresente Google, ad esempio, ha sfornato un’idea anche per questo aspetto della comunicazione: con il progetto <a href="http://livingstories.googlelabs.com/" target="_blank"><em>Living Stories</em></a>, realizzato insieme ai famosi giornali americani The New York Times e The Washington Post, mira a coprire tutte le notizie riguardanti un argomento con una sola, facile, url. I vantaggi principali sono due: non si salta più da una pagina all’altra, ma si ha tutto in una, e le notizie più vecchie vengono via via riassunte, per lasciare spazio alle più recenti.</p>
<p>In generale, le informazioni ci arriveranno sempre più sotto forma di <em>real-time streams</em>, come già sta avvendendo, per la verità, se consideriamo “notizie” i flussi di Twitter e Facebook o quelli di un RSS reader. Probabilmente i più classici siti informativi non saranno rimpiazzati tanto in fretta, ma la loro fusione con strem di questo tipo è già una realtà e, come già detto, di fatto i social network sono da tempo luoghi in cui si crea e diffonde la notizia.</p>
<p>Un’altra ventata di freschezza verrà, secondo <a href="http://www.smashingmagazine.com/the-death-of-the-blog-post/" target="_blank">Smashing Magazine</a>, dai <em>blogazines</em>: blog con l’aspetto di magazine, appunto, e più precisamente con layout differenti a seconda del contenuto del singolo post. Brillante, anche se piuttosto impegnativo: una concezione davvero nuova, per ora azzardata da pochi grafici blogger, ma che potrebbe prendere piede data la sempre maggiore sofisticazione del web.</p>
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		<title>twitter (noun, masculine): cinguettio</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/twitter-noun-masculine-cinguettio/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Che c’è di nuovo? C’è di nuovo che Twitter ora parla anche l’italiano. Anzi, cinguetta. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-555" title="twitter_ita" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/twitter_ita.jpg" alt="twitter_ita" width="470" height="210" /></p>
<p>Non è vero che Twitter stenta a diffondersi in <strong>Italia</strong>, come qualcuno si ostenta a dire. La verità è che <a href="http://twitter.com/" target="_blank">Twitter</a>, il social network che costringe (piacevolmente) alla sintesi dei 140 caratteri è stato scoperto presto dagli utenti internet italiani più geek, tendenzialmente <em>english writers</em>, che l’hanno in qualche caso preferito, e in qualche altro affiancato, a Facebook.</p>
<p>Ora <strong>Twitter </strong>si sta diffondendo anche a quegli utenti “che arrivano con più calma” (giustamente) e l’interesse di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_Dorsey" target="_blank">Jack Dorsey</a> e compagnia al mercato italiano è evidente, data l’implementazione della lingua italiana in seguito a inglese (la prima), giapponese, spagnolo e francese.</p>
<p>Nel <a href="http://blog.twitter.com/2009/12/ed-ecco-litaliano.html" target="_blank">post</a> di presentazione del blog ufficiale di Twitter gli autori danno una micro panoramica di giornalisti, radio e vip italiani che usano Twitter con successo, ma è solo perché non possono fare nomi di <strong>aziende</strong>: in realtà sono già tante quelle che lo usano per restare in contatto con i propri clienti, aggiornare, lanciare idee e prodotti.</p>
<p>Twitter è un social network semplice e immediato, che sta nel tempo aggiungendo funzioni e formalizzando elementi inventati dagli utenti come tagging dei followers, retweet e hashtag, nel vero spirito di <strong>condivisione </strong>che caratterizza il web 2.0. E per chi teme la brevità dei messaggi, Twitter si è inventato anche modalità automatiche per inserire link abbreviati e immagini. Insomma, tutto il mondo in un <em>twit</em>.</p>
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