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	<title>id_ AQuest &#187; cloud computing</title>
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		<title>Musica tra le nuvole grazie a Google</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 14:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BigG lancia un servizio musicale cloud-based in versione beta negli USA.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/08/cloud_music.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1073" title="cloud_music" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/08/cloud_music.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Lanciata a maggio negli Stati Uniti &#8211; in versione beta e su inviti come ormai consuetudine &#8211; <strong>Google Music</strong> è un servizio di streaming musicale che sfrutta le potenzialità del cloud computing. Music permette di caricare fino a 20 mila canzoni ed è compatibile con tutti i dispositivi basati sulle versioni 2.2 e superiori di Android.</p>
<p>Uno degli aspetti più interessanti di <a href="http://music.google.com/" target="_blank">Google Music</a> è <strong>Instant Mix</strong>, che in base alla canzone scelta dall’utente, individua brani simili e gli restituisce una playlist personalizzata. Altra feature recente che arricchisce il servizio di Music è <strong>Magnifier</strong>, un <a href="http://magnifier.blogspot.com/" target="_blank">blog</a> che propone ogni giorno un brano che l’utente può aggiungere al proprio account.</p>
<p>Ma la cosa più interessante di Google Music è la possibilità di trasferire i brani dalla nuvola al device, anche attraverso una connessione WiFi: in questo modo la musica è disponibile per l’utente anche in modalità <strong>offline</strong>. Un servizio simile era stato lanciato anche da <strong>Amazon</strong>, che si era scontrata con i pareri sfavorevoli delle major musicali: Google avrà maggiore fortuna?</p>
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		<title>OnLive: videogiocare sulle nuvole</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 12:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[entertainment]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
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		<description><![CDATA[Partirà tra pochi giorni negli Stati Uniti il primo esperimento di cloud gaming. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/entertainment/onlive-videogiocare-sulle-nuvole/"><img class="alignnone size-full wp-image-964" title="OnLive" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/06/OnLive.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Verrà lanciato ufficialmente il <strong>17 giugno</strong>: <a href="http://www.onlive.com/" target="_blank">OnLive</a> è un nuovo brand americano, ma soprattutto un servizio che permetterà agli appassionati di gaming di sfruttare appieno le potenzialità del <a href="http://id.aquest.it/tag/cloud-computing/" target="_blank">cloud computing</a>, per giocare con un computer dalle prestazioni normali, grazie a una semplice connessione ad internet.</p>
<p>Il computer del giocatore è un semplice terminale: tutta la potenza di calcolo proviene da server in remoto e bastano 5 Mbps per un gioco in HD a 720p e 1,5 Mbps per un gioco a 480p; si gioca direttamente su pc o mac, senza download né installazioni (per chi la desidera, c’è anche una console per usare lo schermo tv).</p>
<p>Ovviamente OnLive ha un <strong>costo</strong>: un canone mensile di circa 15 dollari, più il prezzo del noleggio o dell&#8217;acquisto dei vari giochi. Il servizio però è di livello: tantissimi titoli dai maggiori <strong>produttori </strong>(Electronic Arts, Eidos, Epic Games, Ubisoft e Warner Bros. Interactive), demo dei giochi prima dell’acquisto, possibilità di creare e condividere con la community le clip delle migliori azioni di gioco.</p>
<p>OnLive promette di rivoluzionare il mondo dell’entertainment e con esso e gli equilibri di un mercato multimiliardario, fatto di schede video di ultima generazione, <a href="http://id.aquest.it/entertainment/microfoni-colorati-e-funghetti-in-3d/" target="_blank">console che tentano continuamente di superarsi a vicenda</a> e giochi da acquistare ancora nelle loro belle scatolette.</p>
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		<title>La lenta avanzata di HTML 5</title>
		<link>http://id.aquest.it/lab/la-lenta-avanzata-di-html-5/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 16:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rivoluzione tranquilla e silenziosa, che cambierà il nostro modo di progettare il web.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/HTML5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-796" title="HTML5" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/HTML5.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HTML_5" target="_blank">Wikipedia</a> definisce <strong>HTML 5</strong> con le seguenti parole: <em>“un linguaggio di markup per la progettazione delle pagine web attualmente in fase di definizione presso il World Wide Web Consortium. HTML 5 si propone come evoluzione dell&#8217;attuale HTML 4.01 ed è concepito per coesistere in modo complementare con XHTML 2.”</em></p>
<p>In un mondo, quello di Internet, che corre a velocità sempre più folli, sembra quasi strano che il linguaggio usato per descrivere la struttura degli ipertesti sia lo stesso che usavamo negli anni Novanta. HTML 5 arriva proprio per migliorare quel linguaggio che tutti, più o meno consapevolmente, usiamo quotidianamente. Ma come?</p>
<p>Le <strong>novità </strong>introdotte da HTML 5 hanno l’obiettivo di migliorare il disaccoppiamento tra struttura, caratteristiche di resa e contenuti della pagina. Inoltre, in un’ottica di espansione del <a href="http://id.aquest.it/tag/cloud-computing/" target="_blank">cloud computing</a>, HTML 5 prevede la possibilità di memorizzare localmente grandi quantità di dati scaricati da browser, consentendo l’uso di applicazioni web anche senza collegarsi alla Rete. Altra promessa del nuovo linguaggio di markup, in linea con i trend del momento, è quella di semplificare la creazione di siti capaci di supportare i <a href="http://id.aquest.it/tag/mobile/" target="_blank">dispositivi mobili</a>.</p>
<p>Ancora una volta (come per <a href="http://id.aquest.it/tech/rivoluzione-ipad-tutti-contenti/" target="_blank">iPad</a>) a farne le spese pare sarà Flash: <a href="http://www.youtube.com/html5" target="_blank">YouTube</a> ha infatti introdotto da poco HTML 5, permettendo di vedere i video senza usare il Flash player, e anche <a href="http://www.vimeo.com/blog:268" target="_blank">Vimeo</a> sta sperimentando il nuovo linguaggio. Purtroppo al momento solo chi usa Chrome, Safari o Explorer con Chrome Frame può fare da “beta tester”.</p>
<p>A parte i grandi nomi dei video broadcaster, esistono anche altre buone <strong>applicazioni web</strong> basate su HTML 5: <a href="http://jilion.com/sublime/video" target="_blank">Sublime Video</a>, per restare in tema, è il primo player online realizzato con il nuovo linguaggio che, fra le altre cose, non necessita di plugin e permette di saltare in qualsiasi punto del video facendo da lì partire il buffering. <a href="http://mugtug.com/sketchpad/" target="_blank">Sketchpad</a> invece è una semplice applicazione stile Paint per disegnare online. Su <a href="http://html5gallery.com/" target="_blank">HTML 5 Gallery</a>, infine, si può vedere uno showcase di siti per i quali è stato utilizzato HTML 5.</p>
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		<title>Web Application: strategie anti crisi</title>
		<link>http://id.aquest.it/marketing/web-application-strategie-anti-crisi/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 13:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MB_</dc:creator>
				<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>

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		<description><![CDATA[I consigli di Forrester Research per affrontare le sfide del nuovo anno. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/Forrester_Research_2010.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-665" title="Forrester_Research_2010" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/Forrester_Research_2010.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>L&#8217;autorevole <strong>Forrester Research</strong> nel suo report pubblicato qualche giorno fa &#8220;<a title="Top Five Changes For Application Development In 2010" href="http://www.forrester.com/rb/Research/top_five_changes_for_application_development_in/q/id/55646/t/2" target="_blank">Top Five changes for Application Development in 2010</a>&#8221; spiega alle aziende IT come affrontare l&#8217;anno  <strong>2010</strong> puntando su cinque fondamentali punti: cloud computing, web, flessibilità software, user experience e valorizzazione dei talenti.</p>
<p>Come diceva <strong>Niccolò Machiavelli</strong>: <em>&#8220;Non sprecare le buone l&#8217;opportunità create dalla crisi&#8221;</em>. Negli ultimi dodici mesi, la recessione  ha costretto tutti a pensare in che modo tagliare i costi e quali saranno i progetti e le strategie sulle quali si potrà in ancora investire. Forrester suggerisce questi cinque punti.</p>
<p>1) Affrontare l&#8217;argomento del <strong>cloud computing</strong>, tecnologia emergente, ma sulla quale potrebbe valer la pena di investire, anche se con le dovute cautele.<br />
2) Credere nel <strong>business online</strong> seguendo gli esempi dei colossi IT: più l&#8217;azienda è dinamica e orientata al web e più potrà affrontare le difficoltà che, inevitabilmente, ci saranno.<br />
3) Favorire la <strong>flessibilità</strong> e il costo delle  piattaforme, ad esempio sfruttando l&#8217;open source o il software on demand.<br />
4) Credere nella &#8220;<strong>user experience</strong>&#8220;, ovvero affidarsi non solo alla teoria ma anche alla passione.<br />
5) Credere nei <strong>talenti</strong> e nelle <strong>giovani leve</strong>, inserendole nel team di sviluppo: un&#8217;azienda dinamica crede alle giovani promesse e le fa crescere all&#8217;interno del proprio team.</p>
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		<title>Una nuvola preserverà il polmone verde della Terra</title>
		<link>http://id.aquest.it/web/una-nuvola-preservera-il-polmone-verde-della-terra/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
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		<category><![CDATA[Google.org]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cloud computing votato alla causa ambientale: ecco la rivoluzionaria idea di Google. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-563" title="cloud_for_forests" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cloud_for_forests.jpg" alt="cloud_for_forests" width="470" height="210" /></p>
<p>Le emissioni di agenti inquinanti causate dalla <strong>deforestazione tropicale</strong> sono state stimate paragonabili alle emissioni di tutta l&#8217;Unione Europea e superiori a quelli di tutti i mezzi di trasporto “funzionanti” a livello mondiale. Se i Paesi potessero tenere sotto controllo la deforestazione a livello nazionale, sarebbe molto più semplice limitarne gli effetti nonché, da parte delle Nazioni Unite, finanziare interventi ad hoc.</p>
<p>Tuttavia molte nazioni tropicali non hanno le capacità tecniche, le infrastrutture e l’hardware adatte per monitorare questo fenomeno, principalmente per le condizioni di arretratezza tecnologica e povertà in cui versano. Detta così, la situazione potrebbe apparire drastica e irrisolvibile, ma <a href="http://www.google.org/" target="_blank">Google.org</a> ci sta mettendo del suo e sembra poterci rassicurare almeno un po’.</p>
<p>L’idea della fondazione filantropica è questa: sfruttare il <strong>cloud computing</strong> per sopperire alle mancanze tecnologiche di queste nazioni. In che modo? Innanzitutto analizzando le foto da satellite: con Google Earth è già possibile comparare l’evoluzione delle foreste negli ultimi trent’anni. Dalle immagini vengono successivamente estratti i dati significativi sulla copertura a verde delle superfici esaminate, che vengono elaborati in un “<em>high &#8211; performance satellite imagery -processing engine</em>” nella Google cloud.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-564" title="cloud_for_forests_2" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cloud_for_forests_2.jpg" alt="cloud_for_forests_2" width="470" height="210" /></p>
<p>Un software online, sviluppato con esperti del settore forestale, che permette di lavorare su terabyte di immagini satellitari e migliaia di macchine nei data centers di Google: i <strong>risultati </strong>sono una velocità di elaborazione impensabile senza il cloud computing, una grande facilità d’uso, un drastico abbassamento dei costi e una totale sicurezza su un’enorme mole di dati sensibili.</p>
<p>Il <a href="http://blog.google.org/2009/12/seeing-forest-through-cloud.html" target="_blank">progetto</a> si sta sperimentando in questi giorni, a livello di prototipo, con alcuni enti di ricerca partner dell’iniziativa, ma appena possibile sarà offerto da Google.org a livello <em>worldwide </em>in modo non profit.</p>
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		<title>Le nuove frontiere della connettività mobile e wireless</title>
		<link>http://id.aquest.it/networking/le-nuove-frontiere-della-connettivita-mobile-e-wireless/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 08:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FK_</dc:creator>
				<category><![CDATA[networking]]></category>
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		<category><![CDATA[wimax]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova generazione di cellulari 4G, sempre più legata al tema della connettività mobile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-249" title="wireless" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/wireless.jpg" alt="wireless" width="470" height="210" /></p>
<p>I servizi dedicati agli utenti mobile crescono, portando i dispositivi portatili, cellulari, palmari notebook e netbook a velocità di connessione prossime se non superiori a quelle connesse via cavo.</p>
<p>Stiamo parlando degli ultimi annunci degli operatori telefonici, legati allo startup della sperimentazione pratica delle tecnologie <strong>LTE</strong> (Long Term Evolution) o comunemente chiamate di quarta generazione (<strong>4G</strong>).</p>
<p>In antagonismo alla tecnologia <strong>Wimax</strong>, che sta lentamente progredendo nella copertura, le promesse sono di una rapida diffusione legata all&#8217;infrastruttura dei cellulari, e le prestazioni molto superiori all&#8217;attuale <strong>3G</strong> (UMTS).</p>
<p>Nominalmente si potranno ottenere velocità di trasferimento dati in download fino a 100 Mbps e  in upload fino a 50 Mbps, ma l&#8217;obiettivo sarebbe quello di ottenere anche connessioni fino a 1Gbps.</p>
<p>Con questi dati, nominalmente confortanti, si potranno avere sviluppi importanti del <a href="http://id.aquest.it/tag/cloud-computing/" target="_blank">cloud computing</a> e dell&#8217;<a href="http://id.aquest.it/tag/augmented-reality/" target="_blank">augmented reality</a>, rendendo ancor più interattivo il mondo del mobile.</p>
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		<title>Nuvole o linee?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MM_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>

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		<description><![CDATA[Scatolotti, linee, reti e nuvole: continua il nostro racconto sul cloud computing… Per di qui, prego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-90" title="cloud_light" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/11/cloud_light.jpg" alt="cloud_light" width="470" height="210" /></p>
<p><a href="http://id.aquest.it/web/le-mie-nuvole-sono-ovunque/" target="_blank">In un precedente post</a> avevo tentato di spiegare come mai le nuvole (atmosferiche) che ricoprono il nostro pianeta non sono così pervasive quanto le nuvole (informatiche) alle quali mi riferisco. Non scambiatemi per matto: vedo di spiegarmi con un semplice esempio.</p>
<p>Ogni giorno noi tutti accediamo a quell&#8217;infinito database costituito da link, ipertesti, immagini e filmati messo a disposizione da <strong>Google</strong> e da altri motori di ricerca. Rimango affascinato dalla velocità con la quale Google risponde alle nostre richieste: in pochi millisecondi, il motore è in grado di estrarre da un database costituito da miliardi di link proprio quello che stiamo cercando (e qualche volta addirittura&#8230; pensando!).</p>
<p>Beh, tanta potenza non può essere che una <strong>unione di più risorse</strong> (elaborative), quali computer, dischi, linee internet, database etc. Se volessimo rappresentarlo su un foglio di carta, potremmo disegnare il data center come uno &#8220;scatolotto&#8221;, unito ad altri data center, con linee che si uniscono tra di loro in una fitta rete, a sua volta unita alle reti dei computer di tutto il mondo che richiedono informazioni al motore di ricerca.</p>
<p>L&#8217;unione di questa fitta, intricata, ingarbugliata, ma allo stesso tempo ordinata rete di linee è rappresentabile con una o più <strong>nuvole</strong>, o cloud in inglese. Se aggiungiamo il fatto che poco importa la localizzazione dei data center, dei server, dei software e di tutti i dispositivi elettronici che ci fanno accedere a queste informazioni, abbiamo ottenuto una definizione più o meno rispondente alla definizione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank">Wikipedia</a>:</p>
<p><em>&#8220;In informatica, con il termine  si intende un insieme di tecnologie informatiche che permettono l&#8217;utilizzo di risorse hardware (storage, CPU) o software distribuite in remoto.&#8221;</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Le mie nuvole sono ovunque</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MM_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[IBM]]></category>

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		<description><![CDATA[Cloud computing: perché ci piace così tanto? Tutti i pregi delle nuvole, spiegati in modo facile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-49" title="cloud_ibm" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/11/cloud_ibm_2.jpg" alt="cloud_ibm" width="470" height="210" /></p>
<p>Qualche giorno fa IBM ha lanciato uno spot sui principali network televisivi italiani, nel quale persone di varia estrazione tentano di farci capire che cosa siano le nuvolette che stanno sopra la loro testa.</p>
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<p>Ma cos&#8217;è davvero questo <em>cloud-computing</em>? Dal filmato non si capisce molto. C&#8217;è chi dice che sia una piattaforma informatica (?), altri un&#8217;email o una serie di immagini&#8230; Insomma, una grande confusione. Di sicuro abbiamo capito che stiamo parlando di informatica e tecnologia e con queste due parole abbiamo imparato a familiarizzare, vista la miriade di gadget elettronici che ci circondano.</p>
<p>Alcune parole, però, mi sono entrate in testa, solleticando la mia curiosità: <em>sicuro, flessibile, ovunque, facile</em>. Per il responsabile informatico di un&#8217;azienda queste parole suonano incredibilmente bene! Per chi è alle prese ogni giorno con problemi derivanti dalla gestione di una piattaforma  informatica (server, software, dispositivi, connessioni, etc.) il cloud computing risponde  a tali esigenze.</p>
<p>Una delle più comuni richieste di un edp-manager è la gestione dei dati: la loro conservazione (lo spazio è sempre poco), i backup, la necessità di dover recuperare tali dati rapidamente in caso di blocchi del sistema. <em>&#8220;E se il mio server si rompe?&#8221;</em> Mi verrebbe da pensare che i dati sono al sicuro, perché l&#8217;azienda si è dotata di un efficace sistema di  backup dei dati, magari in due siti diversi, e magari ha verificato spesso che i dati fossero effettivamente presenti sul supporto di copia.</p>
<p>Fantascienza! La realtà è ben diversa e sono pochi gli illuminati che effettuano recovery a campione per verifica. Il giorno dopo &#8220;il fattaccio&#8221; non è affatto inconsueto vedere stimati professionisti lamentarsi del fatto di &#8220;aver perso tutto&#8221;&#8230; Cosa centrano le nuvole con tutto questo? Il concetto di virtualizzare il proprio data-center, la propria infrastruttura informativa (piccola o grande che sia), può dare realmente sollievo a tutte le aziende.</p>
<p>Permettetemi il paragone: negli anni &#8217;80 si parlava di &#8220;service&#8221; presso i quali le piccole aziende potevano trovare servizi informatici in base alle proprie esigenze e con costi alla loro portata. Oggi parliamo di una potentissima nuvola di piattaforme, connettività e applicazioni informatiche, ospitata presso un &#8220;service&#8221; (con milioni di server e softare in gestione), in grado di occuparsi dei problemi dei propri clienti con economie di scala impensabili.</p>
<p>Capito perché le &#8220;mie&#8221; nuvole sono ovunque?</p>
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