Il ruolo fondamentale di Facebook e Twitter nella tragedia di Haiti (e non solo).
Tra le prime applicazioni di Facebook, quando in Italia quasi nessuno sapeva cosa fosse, c’era già Causes: uno strumento per dare enorme visibilità a cause di rilevanza sociale e per raccogliere fondi in modo massivo, democratico e trasparente.
E anche la storia di Twitter è intrinsecamente legata alla solidarietà mondiale. Uno dei suoi più grandi successi è stato il consistente apporto dato agli oppositori del regime iraniano, durante la crisi dell’estate 2009: giovani dissidenti, in Iran e all’estero, armati solo di connessione internet, fornivano al mondo le informazioni che la stampa, totalmente oscurata, non poteva dare.
Purtroppo la storia si ripete in questi giorni, in seguito al tragico terremoto che ha devastato Haiti: come descrive bene il Guardian, i vecchi media dell’isola di Hispaniola si sono ritrovati in enorme difficoltà, a causa dell’impossibilità fisica di comunicare, e i contenuti user-generated si sono dimostrati ancora una volta la principale fonte di informazione a livello globale sull’accaduto.
E così la BBC ha coperto gli eventi unendo alle (poche) notizie ufficiali i tweet in tempo reale con gli hashtag “Haiti” e “help Haiti”, così come ha fatto la CNN (che tra l’altro da due anni promuove il citizen journalism con la sua piattaforma iReport), affiancando allo streaming selezionato dei messaggi alcune foto della tragedia, caricate sempre attraverso Twitter.
“Giving the victim a voice, helping the victim finding relevant information, as well as informing the public but also providing them a possibility to connect with the victim and help”: il giornalista del Guardian sintetizza bene il ruolo dei social media in casi come quello che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni.
E se il popolo 2.0 si attiva concretamente, gli staff interni di Facebook e Twitter non restano a guardare. Facebook ha lanciato Global Relief on Facebook, pagina dedicata non solo al supporto per Haiti, ma anche alle altre cause e fanpage selezionate per efficacia e reputazione. Sul blog di Twitter invece è possibile leggere una lista di contatti da seguire per conoscere in tempo reale le modalità di intervento e i dati sul terremoto.
Articolo scritto venerdì 15 gennaio 2010 alle 14:55
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Tags: citizen journalism, facebook, informazione, social network, Twitter