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	<title>id_ AQuest &#187; social</title>
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		<title>Facebook sfida YouTube a colpi di social video</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 14:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta il monopolio di Google è minacciato da Facebook. Terreno di scontro: i video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/social/facebook-sfida-youtube-a-colpi-di-social-video/"><img class="alignnone size-full wp-image-1063" title="social_video" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/04/social_video.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><strong>Facebook</strong> usato come motore di ricerca: un po’ impropriamente, ma si fa. <strong>Google</strong> usato come social network: <a href="http://id.aquest.it/social/l-impero-google-colpisce-ancora/" target="_blank">Google Buzz</a> non è stato un enorme successo, ma si usa. I due giganti dell’IT si scontrano ormai da tempo, non limitandosi più a fare ognuno ciò che più gli è congeniale, ma tentando di cavalcare anche le specialità dell’altro.</p>
<p>L’ultima battaglia di questa guerra silenziosa è quella sui <strong>video</strong>: si sa che questi ultimi avranno uno spazio sempre maggiore nella comunicazione sul web, perché la loro immediatezza e completezza li rendono lo strumento più efficace e versatile per informare, divertire e persino vendere.</p>
<p><strong>YouTube</strong> è la piattaforma di condivisione video più utilizzata al mondo, dal 2006 di proprietà di Google. Facebook ha da sempre i video come applicazione proprietaria. In entrambi i casi si può dire che un video ci piace, lo si può commentare e condividere, ma tutto questo è innegabilmente più immediato su Facebook.</p>
<p>A marzo Facebook ha fatto il salto di qualità, accordandosi con Warner Bros per la distribuzione on-demand dell’ultimo film della serie Batman, <a href="https://www.facebook.com/darkknight?sk=app_10339498918" target="_blank">“Il Cavaliere Oscuro”</a>. A questo primo esperimento seguiranno altri titoli, che la casa di distribuzione metterà a disposizione a noleggio direttamente dalle fanpage dei film al costo di 30 crediti Facebook (3 dollari).</p>
<p>Se Facebook diventa distributore, YouTube-Google diventa un produttore, cioè una media company come quelle che siamo abituati a riconoscere dietro i programmi e le serie televisive. Ad aprile ha annunciato infatti la volontà di aprire <a href="http://www.webmasterpoint.org/news/google-e-una-web-media-company-con-youtube-tv-rivoluzione_p40178.html" target="_blank">venti canali tematici</a> sui quali trasmettere contenuti video finanziati e realizzati in proprio.</p>
<p>C’è da immaginarsi un prossimo futuro in cui i video saranno sempre più protagonisti della nostra vita sociale on-line? Commenteremo film, programmi  e partite in streaming, guardandoli in tempo reale con i nostri amici ma come fossimo ognuno nel proprio personalissimo cinema? Noi ci scommettiamo. In fondo, in qualche modo, sta già succedendo.</p>
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		<title>Facebook Deals arriva in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 17:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Globale e locale: Facebook ti offre un caffè al bar, per la gioia di barista e cliente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/social/facebook-deals-arriva-in-italia/"><img class="alignnone size-full wp-image-1013" title="FacebookDeals" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/02/FacebookDeals.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>L’idea è semplice: offrire <strong>sconti e promozioni</strong> speciali su <strong>Facebook</strong>, il mondo 2.0 parallelo dove ormai viviamo in centinaia di milioni di abitanti. Ma non si parla della classica pagina di un marchio, che premia il fan con un codice sconto da usare altrove: ora la promozione del bar, del ristorante o del negozio, arriva proprio su Facebook.</p>
<p>Sconti e promozioni sono offerti dalle strutture locali, ma veicolati da Facebook, che così facendo diventa sempre più <em>glocal</em>. Basta avere l’applicazione di Facebook sul proprio smartphone e registrarsi a <strong>Facebook Deals</strong>: andando su <strong>“Luoghi”</strong> si trovano i locali e le attività che stanno proponendo uno sconto proprio in quel momento.</p>
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<p><a href="http://www.facebook.com/deals/ " target="_blank">Facebook Deals</a> prevede, a livello base, <strong>offerte individuali</strong> e immediate, ma negozi e locali possono proporre anche <strong>“offerte fedeltà”</strong> (per chi si registra più volte in un luogo), <strong>“offerte amici”</strong> per i più generosi e perfino<strong> “offerte beneficenza”</strong> per sostenere cause sociali.</p>
<p>Come ben si legge sulla sezione dedicata, Facebook Deals è un’opportunità soprattutto per le <strong>aziende</strong>, che attraverso l’ultima novità del social network possono avvicinare e fidelizzare nuovi clienti, oltre che rafforzare il proprio rapporto commerciale con quelli già conosciuti.</p>
<p>Ancora una volta Facebook sorpassa tutti (Foursquare, Gowalla, senza parlare di Twitter e di tutti gli altri social network che non hanno ancora fatto il grande salto in dollari): si uniscono i vantaggi del <strong>mobile</strong> con quelle della <strong>geo-localizzazione</strong> e il vantaggio delle <strong>promozioni</strong> con quello della condivisione di <strong>opinioni</strong>.</p>
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		<title>Facebook e Twitter: pulizie di primavera</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lotta tra i due più famosi social network si combatte quotidianamente a suon di novità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/social/facebook-e-twitter-pulizie-di-primavera/"><img class="alignnone size-full wp-image-934" title="social_clean_up" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/05/social_clean_up.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>I social network si possono amare o odiare, ma certamente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lFZ0z5Fm-Ng" target="_blank">non si possono ignorare</a>. Ne esistono per tutti i gusti ma, ormai lo sanno anche i sassi, i più popolari sono Facebook e Twitter, che si contendono gli utenti a botte di applicazioni e novità.  Vediamo insieme quali caratteristiche sono destinate a rivoluzionare il nostro rapporto con i due colossi del web partecipato.</p>
<p><strong>Facebook</strong> <a href="http://www.allfacebook.com/2010/04/facebook-lite-killed/" target="_blank">ha chiuso la sua versione Lite</a>, che era stata messa in piedi per gli utenti non dotati una connessione veloce. Lite probabilmente non rimarrà un mero esercizio, ma verrà rimpiazzata da una sostituta che si chiamerà “Zero”. Nel frattempo però sono altre le notizie a tener banco.</p>
<p>Il pulsante “Mi piace” è la funzione più immediata e a prova di sforzo: il suo successo ha portato Facebook ad esportarla tramite il protocollo <a href="http://developers.facebook.com/docs/opengraph" target="_blank">Open Graph</a>, che ha sostituito il tanto discusso Facebook Connect. Probabilmente avrete già visto sul web il pulsante “Like”, che integra ancora di più la piattaforma con i contenuti web ad essa esterni.</p>
<p>Qualche giorno fa si era anche parlato del nuovo standard <a href="http://id.aquest.it/lab/la-lenta-avanzata-di-html-5/" target="_blank">HTML5</a> per i video di Facebook, ma ben presto <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/facebook_testing_html5_video_for_ipad_apparently_not.php" target="_blank">la notizia si è ridimensionata</a>: FB sta infatti ricodificando i propri video in mp4, formato compatibile con dispositivi come iPhone e iPad che invece, <a href="http://id.aquest.it/tech/rivoluzione-ipad-tutti-contenti/" target="_blank">come già sappiamo</a>, hanno qualche problema con Flash.</p>
<p>Last but not least, Facebook in questi giorni sta lanciando la sua connessione a <a href="http://docs.com/" target="_blank">Docs.com</a>, piattaforma creata con Microsoft per l’upload e la condivisione online di documenti  creati con la suite Office: una risposta a Google (che aveva sfidato FB sul suo campo di battaglia con <a href="http://id.aquest.it/social/l-impero-google-colpisce-ancora/" target="_blank">Buzz</a>) e ai suoi prodotti Wave e Docs?</p>
<p>Rispetto a Facebook, <strong>Twitter</strong> sembra muoversi con più calma e meno aggressività, ma l’impressione è che non voglia rimanere indietro per nessun motivo: sebbene al momento abbia circa un quarto degli utenti registrati di Facebook e sia meno utilizzato dai brand, Twitter continua a crescere e, a differenza dal cugino maggiore, non ha detrattori.</p>
<p>Twitter infatti mette in mostra molti meno dati personali rispetto a Facebook e quindi la privacy non è fra i suoi problemi principali: piuttosto sembra progredire grazie ad un’aura di bontà e trasparenza, che attira celebrities, che a loro volta attirano fan, ecc. Ma Twitter non resterà a lungo un semplice aggregatore in tempo reale di notizie.</p>
<p>Negli ultimi giorni è infatti un gran parlare di <a href="http://blog.twitter.com/2010/04/hello-world.html" target="_blank">Promoted Tweet</a>, il suo sistema di aggiornamenti sponsorizzati, ancora in fase sperimentale: i tweet pagati dalle imprese sono rintracciabili in cima ai risultati delle ricerche in real time di Twitter, similmente a quanto avviene con i link sponsorizzati di Google.</p>
<p>Insomma: finché Facebook la fa da padrone, attirando su di sé interessi e critiche crescenti, Twitter avanza silenziosamente, potendosi permettere di “perder tempo” rinnovando la sua <a href="http://twitter.com/" target="_blank">home page</a> (con profili famosi in evidenza, top tweets e argomenti di interesse) e <a href="http://blog.twitter.com/2010/04/tweet-preservation.html" target="_blank">donando il suo archivio storico alla Biblioteca del Congresso Americano</a>. Diamogli solo il tempo&#8230;</p>
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		<title>L’impero (Google) colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 12:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BigG tenta la scalata alla classifica dei social network più usati con il neonato Google Buzz. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/Google_Buzz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-801" title="Google_Buzz" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/Google_Buzz.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Diciamolo subito, <a href="http://www.google.com/buzz" target="_blank">Buzz</a> è uno strumento totale, che si pone chiaramente come competitor di <a href="http://id.aquest.it/tag/facebook/" target="_blank">Facebook</a>. Indubbiamente la sua enorme forza è che porta il marchio Google, quindi non ha certo bisogno di farsi conoscere per crescere: <a href="http://id.aquest.it/tag/google/" target="_blank">Google</a> è già nella vita quotidiana di tutti noi.</p>
<p><strong>Google Buzz</strong> è integrato in Gmail, quindi non c’è bisogno di ulteriori registrazioni né particolari configurazioni. I contatti sono già lì pronti: sono proprio gli altri utenti Google, ai quali già scrivi e-mail o con i quali già interagisci via chat. Insomma non devi neanche metterti a cercare amici e parenti.</p>
<p>E se a qualcuno non vuoi far sapere quello che pensi? Naturalmente lo <strong>status </strong>si può condividere con tutti o con un gruppo ristretto di contatti. Ché poi “status” è un termine riduttivo, perché Google Buzz estrae in automatico immagini dai link, riproduce i video online e mostra foto in slideshow.</p>
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<p>Se qualcuno si chiede che fare di tutti gli altri <a href="http://id.aquest.it/tag/social-network/" target="_blank">social network</a> nei quali è già presente, è bene dire che Google Buzz si collega a Picasa, Flickr, Google Reader e Twitter (ma non a Facebook). Come <a href="http://id.aquest.it/tag/twitter/" target="_blank">Twitter</a> si possono consigliare dei buzz agli amici (vd. alla voce retweet); inoltre anche Google Buzz funziona sui dispositivi mobile.</p>
<p>Allora qual è la vera differenza rispetto agli altri social network? Eccola qui: tutti i commenti al tuo buzz vengono inviati automaticamente al tuo indirizzo <strong>e-mail</strong>, dal quale puoi anche rispondere per continuare la conversazione. Per qualcuno è una comodità, per qualcun altro questo è puro spam.</p>
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		<title>Global disasters: potere ai social media</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/global-disasters-potere-ai-social-media/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[citizen journalism]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ruolo fondamentale di Facebook e Twitter nella tragedia di Haiti (e non solo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/fb_tw_haiti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-697" title="fb_tw_haiti" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/fb_tw_haiti.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Tra le prime applicazioni di <a href="http://id.aquest.it/tag/facebook/" target="_blank">Facebook</a>, quando in Italia quasi nessuno sapeva cosa fosse, c’era già <em><a href="http://apps.facebook.com/causes/about" target="_blank">Causes</a></em>: uno strumento per dare enorme visibilità a cause di rilevanza sociale e per raccogliere fondi in modo massivo, democratico e trasparente.</p>
<p>E anche la storia di <a href="http://id.aquest.it/tag/twitter/" target="_blank">Twitter</a> è intrinsecamente legata alla solidarietà mondiale. Uno dei suoi più grandi successi è stato il consistente apporto dato agli oppositori del regime iraniano, durante la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iran#Tempi_recenti" target="_blank">crisi</a> dell’estate 2009: giovani dissidenti, in Iran e all’estero, armati solo di connessione internet, fornivano al mondo le informazioni che la stampa, totalmente oscurata, non poteva dare.</p>
<p>Purtroppo la storia si ripete in questi giorni, in seguito al tragico terremoto che ha devastato Haiti: come descrive bene il <a href="http://www.guardian.co.uk/media/pda/2010/jan/14/socialnetworking-haiti" target="_blank">Guardian</a>, i vecchi media dell’isola di Hispaniola si sono ritrovati in enorme difficoltà, a causa dell’impossibilità fisica  di comunicare, e i contenuti user-generated si sono dimostrati ancora una volta la principale fonte di informazione a livello globale sull’accaduto.</p>
<p>E così la <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8458554.stm" target="_blank">BBC</a> ha coperto gli eventi unendo alle (poche) notizie ufficiali i tweet in tempo reale con gli hashtag “Haiti” e “help Haiti”, così come ha fatto la <a href="http://edition.cnn.com/2010/TECH/01/13/haiti.social.media/index.html" target="_blank">CNN</a> (che tra l’altro da due anni promuove il citizen journalism con la sua piattaforma <a href="http://www.ireport.com/" target="_blank">iReport</a>), affiancando allo streaming selezionato dei messaggi alcune foto della tragedia, caricate sempre attraverso Twitter.</p>
<p><em>“Giving the victim a voice, helping the victim finding relevant information, as well as informing the public but also providing them a possibility to connect with the victim and help”</em>: il giornalista del Guardian sintetizza bene il ruolo dei social media in casi come quello che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni.</p>
<p>E se il popolo 2.0 si attiva concretamente, gli staff interni di Facebook e Twitter non restano a guardare. Facebook ha lanciato <a href="http://www.facebook.com/DisasterRelief" target="_blank"><em>Global Relief on Facebook</em></a>, pagina dedicata non solo al supporto per Haiti, ma anche alle altre cause e fanpage selezionate per efficacia e reputazione. Sul <a href="http://blog.twitter.com/2010/01/healing-haiti.html" target="_blank">blog di Twitter</a> invece è possibile leggere una lista di contatti da seguire per conoscere in tempo reale le modalità di intervento e i dati sul terremoto.</p>
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		<title>Voglio farla finita! Con Facebook</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/voglio-farla-finita-con-facebook/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 17:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SR_</dc:creator>
				<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Suicidio mediatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cappio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-630" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/cappio.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>La fine dell&#8217;anno porta spesso pensieri funesti: volete tornare ad avere una vita reale? Siete stanchi di iscrivervi a gruppi per la liberazione dei nani da giardino? Vi sentite più Biancaneve o Jessica Rabbit? Ex compagni di scuola vi assillano chiedendovi l&#8217;amicizia? La soluzione è <a href="http://suicidemachine.org/" target="_blank">http://suicidemachine.org</a>, un&#8217;applicazione web per eliminare ogni traccia delle proprie identità virtuali presenti sui social network più diffusi.<br />
Buon trapasso.</p>
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		<item>
		<title>twitter (noun, masculine): cinguettio</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/twitter-noun-masculine-cinguettio/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Che c’è di nuovo? C’è di nuovo che Twitter ora parla anche l’italiano. Anzi, cinguetta. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-555" title="twitter_ita" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/twitter_ita.jpg" alt="twitter_ita" width="470" height="210" /></p>
<p>Non è vero che Twitter stenta a diffondersi in <strong>Italia</strong>, come qualcuno si ostenta a dire. La verità è che <a href="http://twitter.com/" target="_blank">Twitter</a>, il social network che costringe (piacevolmente) alla sintesi dei 140 caratteri è stato scoperto presto dagli utenti internet italiani più geek, tendenzialmente <em>english writers</em>, che l’hanno in qualche caso preferito, e in qualche altro affiancato, a Facebook.</p>
<p>Ora <strong>Twitter </strong>si sta diffondendo anche a quegli utenti “che arrivano con più calma” (giustamente) e l’interesse di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_Dorsey" target="_blank">Jack Dorsey</a> e compagnia al mercato italiano è evidente, data l’implementazione della lingua italiana in seguito a inglese (la prima), giapponese, spagnolo e francese.</p>
<p>Nel <a href="http://blog.twitter.com/2009/12/ed-ecco-litaliano.html" target="_blank">post</a> di presentazione del blog ufficiale di Twitter gli autori danno una micro panoramica di giornalisti, radio e vip italiani che usano Twitter con successo, ma è solo perché non possono fare nomi di <strong>aziende</strong>: in realtà sono già tante quelle che lo usano per restare in contatto con i propri clienti, aggiornare, lanciare idee e prodotti.</p>
<p>Twitter è un social network semplice e immediato, che sta nel tempo aggiungendo funzioni e formalizzando elementi inventati dagli utenti come tagging dei followers, retweet e hashtag, nel vero spirito di <strong>condivisione </strong>che caratterizza il web 2.0. E per chi teme la brevità dei messaggi, Twitter si è inventato anche modalità automatiche per inserire link abbreviati e immagini. Insomma, tutto il mondo in un <em>twit</em>.</p>
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		<title>Google strizza l&#8217;occhio ai social network&#8230; In realtime</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 09:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FM_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con Google seguiremo in tempo reale l'evolversi della notizia (query di ricerca).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-431" title="google-realtime" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/google-realtime.jpg" alt="google-realtime" width="470" height="210" /></p>
<p>La direzione dei contenuti sul web è il <strong>realtime</strong> e senza dubbio i social network sono la strada giusta per arrivarci. Da tempo sappiamo che <strong>Google </strong>aggiungerà nelle sue pagine di ricerca gli aggiornamenti  ripresi da Twitter, Facebook, MySpace, FriendFeed, Identi.ca e Jaiku, ma la novità è che vedremo le pagine aggiornarsi in tempo reale, evolvendo di continuo le voci più aggiornate. Ecco qui un video che mostra l&#8217;idea di BigG:</p>
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<p>E&#8217; interessante notare anche che i risultati delle ricerche provenienti dai social network, e quindi le risposte generate dagli utenti in modo partecipativo, sono posizionate in alto sulla pagina, prima dei risultati &#8220;classici&#8221;: questa evidentemente non è solo una questione di spazio, ma un&#8217;affermazione dell&#8217;importanza che hanno ed avranno i contenuti <em>shared</em> dagli utenti comuni del web, addirittura superiore rispetto a quella dei materiali pubblicati, per esempio, dai quotidiani online.</p>
<p>L&#8217;applicazione si può già testare con <a href="http://www.google.com/trends" target="_blank">Google Trends</a>. <a href="http://googleblog.blogspot.com/2009/12/relevance-meets-real-time-web.html" target="_blank">L&#8217;annuncio</a> non coglie di sorpresa Microsoft che aveva già <a href="http://news.cnet.com/8301-13577_3-10380020-36.html?part=rss&amp;subj=news&amp;tag=2547-1_3-0-20" target="_blank">provveduto</a> ad assicurarsi i contenuti provenienti da Facebook e Twitter.</p>
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		<title>IKEA: uno showroom su Facebook</title>
		<link>http://id.aquest.it/social/ikea-uno-showroom-su-facebook/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 09:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
				<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[adv]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[IKEA]]></category>
		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Advertising, viral marketing, social network e camerette. L’idea in più di IKEA. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-261" title="ikea" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/ikea.jpg" alt="ikea" width="470" height="210" /></p>
<p>IKEA non sa fare solo arredamento di design con un prezzo alla portata di tutti: lo sa anche promuovere in modo alternativo e semplice, attraverso l’uso dei social network.</p>
<p>Autunno 2009: IKEA apre il suo nuovo store di Malmö, nella madrepatria svedese. La richiesta del marketing di IKEA è quella di coinvolgere quante più persone possibili nell’apertura, con una strategia semplice che in qualche modo si autoalimenti, creando un&#8217;&#8221;effetto onda&#8221; (<em>riple effect</em>) che propaghi le sue conseguenze ben oltre i confini di Malmö.</p>
<p>Detta così sembra un’impresa, ma quelli di IKEA la sanno lunga. Cos’hanno pensato? Hanno semplicemente sfruttato <strong>Facebook</strong> e il tagging delle foto, una delle principali funzioni del social network più popolare al mondo.  Dodici foto tra camere, soggiorni e cucine, caricate all’interno di un album (sul profilo di Gordon Gustavsson, store manager della sede di Malmö) e la sfida ai fan di IKEA: il primo che tagga la libreria, il tavolino o il cuscino, se lo porta a casa gratis.</p>
<p>Secondo voi, quanto successo ha avuto l’iniziativa? La risposta è: di più. Su Facebook le notizie, se ben gestite, se propagano da sole, comparendo nei vari flussi degli utenti. Utenti che, nel caso di IKEA hanno creato praticamente da soli un <strong>catalogo virale online</strong>.</p>
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