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	<title>id_ AQuest &#187; lab</title>
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		<title>Microsoft: productivity future vision</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 15:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[viral marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Microsoft aggiorna le previsioni sul nostro futuro tecnologico e le presenta in un nuovo video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Microsoft_productivity_future_vision" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/10/Microsoft_productivity_future_vision.jpg" alt="" width="470" height="210" /></p>
<p>Questa mattina un video ha fatto discutere in ufficio: si tratta dell’ultima visione di <strong>Microsoft</strong> su come le <strong>tecnologie del futuro</strong> aiuteranno le persone a impiegare in modo più efficiente il proprio tempo, focalizzando la loro attenzione e addirittura rafforzando le relazioni mentre si svolge qualsiasi attività al lavoro, a casa e durante gli spostamenti.</p>
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<p>Le reazioni variano <strong>tra lo scettico e l’estasiato</strong>: c’è chi crede che questo futuro sia vicinissimo e chi pensa che passerà molto tempo prima che tali e tante interfacce diventino d’uso comune. Non solo: c’è chi accoglierebbe un simile ambiente tecnologico come una splendida rivoluzione, mentre altri temono un’eccessiva invasione della tecnologia nella vita umana.</p>
<p>Di fronte a scenari come questi ci si trova a riflettere sul concetto di tutela della <strong>privacy</strong>: i nostri dati personali saranno sempre più circolanti con queste nuove tecnologie? Sicuramente sì. Riusciremo a mantenerne il controllo? Probabilmente cambieremo il nostro modo di pensarli: qualcuno ha suggerito che già agli albori della telefonia mobile c’era chi temeva per la propria privacy, eppure oggi nessuno ha problemi a usare uno smartphone.</p>
<p>La differenza la fanno le <strong>persone</strong>: non a caso sono gli uomini a creare la tecnologia (e non viceversa). Vantaggi e preoccupazioni derivano quindi dall’uso che si fa di uno strumento, sempre che si abbia la <strong>libertà </strong>di decidere se usarlo o meno. Certamente Microsoft ha centrato l’obiettivo: con oltre 220 mila visualizzazioni in 3 giorni, il video è diventato un ottimo veicolo <strong>pubblicitario</strong>. La discussione continua.</p>
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		<title>Abbigliamento computazionale: la nuova era della moda?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 16:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nanotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[Metti un microchip nei jeans. Cosa si potrebbe fare con un abbigliamento intelligente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/lab/abbigliamento-computazionale-la-nuova-era-della-moda/"><img class="alignnone size-full wp-image-1054" title="IMEC_chip" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2011/03/IMEC_chip.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Semiconduttori organici utilizzati per creare un nuovo genere di abbigliamento interattivo. Ѐ difficile spiegare come un paio di pantaloni possano diventare una sorta di computer indossabile, ma quello che finora era solo un sogno (un incubo?) o un’invenzione filmica, potrebbe diventare presto realtà.</p>
<p><a href="http://www2.imec.be/be_en/home.html" target="_blank">IMEC</a>, famoso centro ricerche sulle nano-tecnologie (con sedi in Belgio, Olanda, Taiwan, USA, Cina e Giappone), avrebbe creato un microprocessore economico, costituito da sottilissimi strati in plastica, oro e materiale organico. Secondo il magazine <a href="http://spectrum.ieee.org/semiconductors/processors/the-plastic-processor" target="_blank">IEEE Spectrum Online</a>, il risultato della ricerca potrebbe essere utile per creare schermi flessibili e sottili, tanto da essere inseriti anche all’interno di un capo d’abbigliamento.</p>
<p>Scrive a tal proposito <a href="http://www.engadget.com/2011/02/24/imec-creates-flexible-microprocessor-with-organic-semiconductors/" target="_blank">Engadget</a>: <em>“The trick was to overcome individual organic transistors&#8217; variable switching voltage thresholds, as opposed to silicon&#8217;s predictable nature, that eliminated the possibility of organic-based logic circuits previously. But by adding a second gate to each transistor, IMEC was able to control the electrical field in each to prevent unwanted switching and usher in the dawn of plastic processors.”</em></p>
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		<title>CHI 2010: we are HCI</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 13:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[CHI Conference]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo noi la nostra interfaccia: ad Atlanta, il futuro dell’interazione uomo-macchina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/lab/chi-2010-we-are-hci/"><img class="alignnone size-full wp-image-907" title="CHI2010" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/CHI2010.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Sembra un gioco di parole, ma è così, o almeno lo sarà presto: ci avviamo verso una situazione in cui l’interfaccia tra la persona fisica e il computer si assottiglierà talmente tanto da diventare non solo invisibile, ma integrata nella persona stessa. Ben presto la nostra interfaccia saremo proprio noi stessi.</p>
<p>Questo è il leitmotiv della conferenza internazionale, iniziata sabato e che si concluderà fra qualche giorno ad Atlanta (Georgia, USA) dedicata alla human-computer interaction. Nata nel 1982 come un piccolo evento popolato soprattutto da psicologi, la <a href="http://www.chi2010.org/ " target="_blank">CHI Conference</a> è diventata un appuntamento di importanza mondiale.</p>
<p>Elizabeth Mynatt, Conference Chair e Professoressa del College of Computing al Georgia Tech, ha così sintetizzato alla stampa il programma di quest’anno: <em>“The CHI 2010 Conference presents a rich program of leading ideas in research and current practice that create and support future directions of technology”</em>.</p>
<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/CHI2010_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-906" title="CHI2010_2" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/04/CHI2010_2.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Tre sono gli argomenti considerati di speciale interesse dagli organizzatori: il progetto <a href="http://id.aquest.it/lab/skinput-ovvero-come-diventare-tastiera-per-se-stessi/" target="_blank">Skinput</a>, che ha già avuto una notevole risonanza nei media; “Improving Search Techniques”, uno studio che si è avvalso del contributo di un gruppo di bambini per migliorare il funzionamento dei motori di ricerca, e “Connect 2 Congress”, un sistema di visualizzazione analitica che permette ai componenti di monitorare le attività di un congresso.</p>
<p>Gli interventi dei relatori riguarderanno in realtà una grande <a href="http://www.chi2010.org/attending/advance-program.html" target="_blank">varietà di argomenti</a>: la gestione della salute (con particolare attenzione alle tecnologie di supporto all’invecchiamento), la domotica, le tecnologie di social networking, le superifici touch screen, le opportunità di miglioramento della comunicazione nella malattia e nel fine vita, le problematiche legate alla privacy e il digital divide nei Paesi in via di sviluppo.</p>
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		<title>Skinput, ovvero come diventare tastiera per sé stessi</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>
		<category><![CDATA[pico projectors]]></category>
		<category><![CDATA[Skinput]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto di Carnegie Mellon e Microsoft trasforma il corpo in un’interfaccia touch screen. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/03/skinput.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-833" title="skinput" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/03/skinput.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>La <a href="http://www.newscientist.com/article/dn18591-body-acoustics-can-turn-your-arm-into-a-touchscreen.html" target="_blank">notizia</a> sembra confermare il fatto che i film di fantascienza anticipano sempre la realtà. Skinput, creato da Chris Harrison e Dan Morris della Carnegie Mellon University e Desney Tan di Microsoft, è un sistema di input che coinvolge il corpo umano, destinato a rivoluzionare l’interazione tra uomo e computer.</p>
<p>Skinput è basato sulla “lettura” delle frequenze corrispondenti ai suoni prodotti dall’avambraccio, considerando l’interazione tra ossa, muscoli e pelle. Attraverso dei micro proiettori vengono visualizzati alcuni tasti colorati sulla pelle: il tocco dell’utente sui tasti è captato da una fascia che è in grado di localizzare in maniera precisa il punto di pressione. A questo punto il click viene tradotto nel relativo comando.</p>
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<p>Il nuovissimo sistema di interazione mette insieme i risultati di due ambiti di ricerca: quello sul rilevamento di suoni a bassissime frequenze generati dal corpo umano e quello dei pico projectors, i micro proiettori che abbiamo già <a href="http://id.aquest.it/mobile/tecnologie-mobile-cosa-c-e-e-cosa-sta-per-arrivare/" target="_blank">segnalato</a> come una piccola rivoluzione nel mondo del mobile.</p>
<p>Skinput è già stato testato da una ventina di volontari, che l’hanno trovato semplice ed efficace. Anche se è ancora in fase di test, è facile pensare a quali vantaggi potrebbe portare una sua concreta realizzazione: principalmente avere le mani libere da oggetti e la possibilità di utilizzo in movimento.</p>
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		<title>La lenta avanzata di HTML 5</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 16:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rivoluzione tranquilla e silenziosa, che cambierà il nostro modo di progettare il web.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/HTML5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-796" title="HTML5" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/02/HTML5.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/HTML_5" target="_blank">Wikipedia</a> definisce <strong>HTML 5</strong> con le seguenti parole: <em>“un linguaggio di markup per la progettazione delle pagine web attualmente in fase di definizione presso il World Wide Web Consortium. HTML 5 si propone come evoluzione dell&#8217;attuale HTML 4.01 ed è concepito per coesistere in modo complementare con XHTML 2.”</em></p>
<p>In un mondo, quello di Internet, che corre a velocità sempre più folli, sembra quasi strano che il linguaggio usato per descrivere la struttura degli ipertesti sia lo stesso che usavamo negli anni Novanta. HTML 5 arriva proprio per migliorare quel linguaggio che tutti, più o meno consapevolmente, usiamo quotidianamente. Ma come?</p>
<p>Le <strong>novità </strong>introdotte da HTML 5 hanno l’obiettivo di migliorare il disaccoppiamento tra struttura, caratteristiche di resa e contenuti della pagina. Inoltre, in un’ottica di espansione del <a href="http://id.aquest.it/tag/cloud-computing/" target="_blank">cloud computing</a>, HTML 5 prevede la possibilità di memorizzare localmente grandi quantità di dati scaricati da browser, consentendo l’uso di applicazioni web anche senza collegarsi alla Rete. Altra promessa del nuovo linguaggio di markup, in linea con i trend del momento, è quella di semplificare la creazione di siti capaci di supportare i <a href="http://id.aquest.it/tag/mobile/" target="_blank">dispositivi mobili</a>.</p>
<p>Ancora una volta (come per <a href="http://id.aquest.it/tech/rivoluzione-ipad-tutti-contenti/" target="_blank">iPad</a>) a farne le spese pare sarà Flash: <a href="http://www.youtube.com/html5" target="_blank">YouTube</a> ha infatti introdotto da poco HTML 5, permettendo di vedere i video senza usare il Flash player, e anche <a href="http://www.vimeo.com/blog:268" target="_blank">Vimeo</a> sta sperimentando il nuovo linguaggio. Purtroppo al momento solo chi usa Chrome, Safari o Explorer con Chrome Frame può fare da “beta tester”.</p>
<p>A parte i grandi nomi dei video broadcaster, esistono anche altre buone <strong>applicazioni web</strong> basate su HTML 5: <a href="http://jilion.com/sublime/video" target="_blank">Sublime Video</a>, per restare in tema, è il primo player online realizzato con il nuovo linguaggio che, fra le altre cose, non necessita di plugin e permette di saltare in qualsiasi punto del video facendo da lì partire il buffering. <a href="http://mugtug.com/sketchpad/" target="_blank">Sketchpad</a> invece è una semplice applicazione stile Paint per disegnare online. Su <a href="http://html5gallery.com/" target="_blank">HTML 5 Gallery</a>, infine, si può vedere uno showcase di siti per i quali è stato utilizzato HTML 5.</p>
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		<title>1&#215;1= Un PC per tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>SR_</dc:creator>
				<category><![CDATA[lab]]></category>

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		<description><![CDATA[Un PC per sostituire i libri di testo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/scuola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-733" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2010/01/scuola.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Interessante iniziativa quella dell’ITCG “Luca Pacioli” di Crema e l’ITC “Enrico Tosi” di Busto Arsizio: dotare gli studenti di un proprio personal computer da sostituire ai libri di testo.<br />
Il rivoluzionario sistema di insegnamento si basa in realtà sull&#8217;esempio adottato ormai da anni in molte scuole americane: sfruttare le potenzialità della rete e le nuove tecnologie per l&#8217;apprendimento.</p>
<p>La cultura informatica nel nostro paese è ancora molto scarsa e ad appannaggio di fasce ristrette d&#8217;età. Fornire uno strumento di questo tipo agli studenti significa aumentare la possibilità di informazione anche per le loro famiglie.</p>
<p>Tutti i pc saranno collegati in rete e potranno accedere ad Internet all&#8217;interno del Campus, inoltre sistemi di autenticazione personale ridurranno il rischio di abusi e scambi d&#8217;identità digitale.<br />
Ogni aula diventerà quindi un laboratorio immediatamente disponibile e consentirà agli studenti di interagire tra loro e con i docenti, nonchè avere accesso a risorse on-line in continuo aggiornamento.</p>
<p>Si avvicina il giorno in cui la lezione comincerà con:&#8221;Accendete il notebook e connettetevi al sito..&#8221;</p>
<p>fonte:<a href="http://www.pacioli.net/it/index.php?option=content&amp;task=view&amp;id=285" target="_blank"> http://www.pacioli.net/it/index.php?option=content&amp;task=view&amp;id=285</a></p>
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		<title>Il piacere della carta patinata e quello del touchscreen</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 10:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Portare le riviste sugli e-reader senza far impazzire le case editrici? Vediamo come.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/magplus.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-624" title="magplus" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/magplus.jpg" alt="" width="470" height="210" /></a></p>
<p>Una delle poche cose che ci piace fare ancora off-line è leggere una rivista. <strong>Riviste </strong>culto come Wired, GQ, Vanity Fair, Internazionale, tanto per citarne alcune. Spegnere il pc la sera, sfogliare queste pagine brillanti, ammirarne le fotografie. Gli <strong>e-reader</strong> però si stanno facendo strada a grandi falcate ed è solo questione di tempo: <a href="http://www.amazon.com/Kindle-Amazons-Original-Wireless-generation/dp/B000FI73MA" target="_blank">Kindle</a> è stato da poco affiancato nella sua corsa (non più solitaria) al successo da prodotti come <a href="http://www.barnesandnoble.com/nook/" target="_blank">Nook</a> e <a href="http://www.coolreaders.com/" target="_blank">Cool-er</a>.</p>
<p>Ѐ possibile unire i pregi delle patinate riviste cartacee con quelli del digitale? Certo che sì, e <strong>BERG </strong>ce ne dà una dimostrazione: al momento <a href="http://berglondon.com/blog/2009/12/17/magplus/" target="_blank">Mag+</a> è solo un bellissimo progetto, ma si intuisce in modo evidente come sia, in realtà, realizzabile in tempi stretti. Ecco un concept video che ci dà un’idea di cosa potrebbe sostituire le nostre riviste preferite.</p>
<div id="aqplay_y0mqw" class="aqplayer-container"><script type="text/javascript">writeSWF("aqplay_y0mqw","vimeo","8217311");</script></div>
<p>L’idea è quella di unire le potenzialità del digitale con l’esperienza rilassante e, in un certo senso, estetica dei magazine, aumentando nel contempo la percezione di <strong>immersione </strong>nella lettura. La paginazione avviene attraverso lo scroll e gli articoli avrebbero un classico andamento consequenziale, proprio come nelle riviste cartacee.</p>
<p>L’atto di sfogliare è sostituito da una sorta di “focus on”: toccando alla sinistra dello schermo si scorrono i vari articoli, mentre toccando sulla parte destra si ha la possibilità di approfondire ciò che ci interessa. Ovviamente non manca la possibilità di <strong>condividere </strong>i contenuti, copiare e incollare, e fare tutto ciò che siamo ormai abituati a compiere sul web.</p>
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		<title>Le interfacce del futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 15:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EP_</dc:creator>
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		<category><![CDATA[HCI]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più utili, sempre più facili, sempre più invisibili: ecco il punto di vista di Microsoft.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-574" title="Future_Vision_Montage" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/Future_Vision_Montage.jpg" alt="Future_Vision_Montage" width="470" height="210" /></p>
<p>Come potranno migliorare la nostra produttività negli anni a venire le tecnologie che oggi sono “solo” emergenti? <a href="http://www.officelabs.com/projects/futurevisionmontage/Pages/default.aspx" target="_blank">Microsoft</a> ha realizzato un video futuribile che mostra alcuni suoi prototipi in una prospettiva concreta e quotidiana. A nostro modo di vedere, non è solo un montaggio ad hoc per promuovere la casa di Redmond, ma uno sguardo molto realistico sul futuro dietro l’angolo.</p>
<div id="aqplay_46860" class="aqplayer-container"><script type="text/javascript">writeSWF("aqplay_46860","youtube","8Ff7SzP4gfg");</script></div>
<p>Da una prima analisi, il punto fondamentale, evidenziato da Microsoft in questa prossima evoluzione, sembrerebbe essere la sempre maggiore importanza dell’interfaccia uomo &#8211; macchina: questo si traduce in <strong>superfici touchscreen</strong>, non più su dispositivi appositi (come l’iPhone, per capirci) ma integrate direttamente su pareti, tessere, tavoli e altri oggetti di uso comune.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le batterie di carta</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 11:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FK_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ricerca della Stanford University su nuove batterie superleggere. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-502" title="paper_batteries" src="http://id.aquest.it/wp-content/uploads/2009/12/paper_batteries.jpg" alt="paper_batteries" width="470" height="210" /></p>
<p>I ricercatori della <a href="http://www.stanford.edu/" target="_blank">Stanford University</a> stanno mettendo a punto una nuova tecnologia basato sulle <strong>nanotecnologie</strong> per creare batterie a partire da un semplice foglio di carta. Come specificato nella loro <a href="http://news.stanford.edu/news/2009/december7/nanotubes-ink-paper-120709.html" target="_blank">pubblicazione</a>, nanotubi di carbonio e nanocavi di argento permettono di creare batterie di alta capacità e dalle caratteristiche meccaniche uniche, esclusivamente ricoprendo di un particolare inchiostro un foglio di carta.</p>
<p>L&#8217;evidente vantaggio di questa tecnologia è che permetterà di generare <strong>energia </strong>ad un costo molto basso; tuttavia la resa di queste batterie è ancora parecchio bassa. In compenso i supercondensatori creati hanno un ciclo di vita altissimo, pari a 40 mila cicli di carica-scarica, superiori alle attuali batterie al litio.</p>
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<p>La tecnologia utilizzata prevede anche la forte <strong>resistenza </strong>ai fenomeni esterni: l&#8217;inchiostro risulterebbe resistente all&#8217;immersione in acidi senza variare la sua caratteristica capacitiva; inoltre la carta può essere tranquillamente stropicciata, essendo saldamente incollata al supporto.</p>
<p>L&#8217;<strong>utilizzo </strong>di tali tecnologie è previsto soprattutto nello stoccaggio delle energie in eccesso delle<strong> </strong>fonti rinnovabili, come solare fotovoltaico ed eolico, risolvendo in tal modo i problemi di spazio, peso e forma degli accumulatori al piombo attualmente utilizzati. Oltre a questi settori potrebbe essere interessante l&#8217;impiego di tali tecnologie sul mercato del <strong><em>mobile</em></strong>, per abbassare ulteriormente peso, costi e durata  degli attuali accumulatori.</p>
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